“Rasa” – Thailandia – Report di Titano– Parte Tre di Tre

-Inizio-

Sarà l’illusione temporale chiamata “effetto da viaggio di ritorno” ma il volo di rientro per Bangkok sembra scorrere più velocemente di quello di andata, credo soprattutto per la stanchezza accumulata negli ultimi giorni a Phuket.
Soddisfazione ben visibile sui nostri volti, prossimi alla beatitudine.
L’effetto rebound di Gomez, qui sarebbe amplificato all’ennesima potenza.
Hotel e registrazione.

-BKK-

Il falco maculato mi si precipita accanto e mi accusa,si lamenta delle mie chiacchere e del mio ozio”.

E’ tempo quindi di partire per un bel massaggio.
BTS (modernissima, pulitissima, efficientissima) direzione Phrom Phong.
Sukhumvit Soi 24.
Torniamo furtivi.

“Senti le sirene, senti le sirene
senti le sirene, senti il circo, così profondo” canta Eddie Vedder.

La percorriamo un paio di volte, fermandoci a curiosare in strada mentre le sirene da par loro cercavano di convincerci a entrare, ammaliandoci ed incantandoci con i loro limpidi canti: All Stars, Pink Panther, Dream Heaven,Casanova, Rynda, Cherry, Angel 26.
E nonostante non avessimo la cera per turarci le orecchie,né alberi a cui legarci, riuscivamo a fare dentro e fuori se non eravamo tutti concordi.
L’Apple, saltato all’andata, è quello che più – quel giorno e in quelle condizioni – si avvicina alla perfezione per tutti noi.
Subito dopo l’All Star Massage, a destra, lo trovate.
L’ambiente è molto piacevole è sicuramente curato rispetto ad altri, e le ragazze – non avendo trovato molte pettorute all’Angel 26, ma ben consapevoli che gli orari variano molto la situazione – sono veramente molto carine.
Lieve odore di incenso bagnato.
Prezzi leggermente più alti della media.

Neanche io sono domato, io pure sono intraducibile
Emetto il mio grido barbarico sopra i tetti del mondo

Il cliché circa accoglienza e modus delle operazioni l’ho descritto (vedi Parte Uno di Tre).
Scelgo la bella che mi accompagnerà in questa ennesimo giro nei meandri del piacere.
Indossa delle scarpe nere con tacco largo, ed un bel microvestitino aderente nero con spalline, che non avrebbe sfigurato su qualche bella mulatta al Delirio Habanero in una delle mie serate cubane.
Lunghi capelli neri e bei lineamenti, seno una seconda ma di quelle belle in evidenza, che per un pelo non diventano una terza, e capezzolo a tettarella da succhiare e mordere.
Bocca ben modellata.
Piccole gambe ma ben tornite.
Trucco alla polvere di riso e rossetto liquido.
Occhialino tondo “che sprizza spruzzi” e bel sorriso.
Nin, così si chiama, prende subito in mano la situazione.
Sangue nuovo e mano morbida.
In una stanza, una donna e un uomo.

Il lungo massaggio con olio è molto ben fatto e il bbj talmente ben eseguito che decido – mentre mi stiracchio e faccio le fusa come un gatto – di continuare per tutta la sessione e fino alla fine, ovvero alla prossimità dello slogamento della di lei mascella.
Lecca lentamente, con la lingua ruvida.
Ma poi torno sui miei propositi e mi uncina con le unghie.
Le fessure nere degli occhi si sono ristrette un paio di volte e abbassava le palpebre dolcemente.
Incontro serio, pulito e meticoloso.
In silenzio.
Ennesima gioia piegata e messa via.
In qualche luogo dell’oriente, un uomo fatto si sente giovane.

Terminiamo, ed essendo stato molto stimolato l’appetito,optiamo per una bella cena.
Eatigo.
Sconti molto pesanti per il nostro orario.

MRT Huai Khwang, trafficata ma ordinatissima.
Cena al meraviglioso 204 Bistrò con poco più di 1000 bath (una vergogna) a cranio, che includeva un’abbuffata di pesce e sushi preparato al momento, pizza, carne e dolci e ogni ben di Dio, per più e più giri.
Nessun menù preordinato, ma stimolo visivo, voglia e cattura della pietanza.
Disordinato e appagante come deve essere una voglia prima e dopo la sua soddisfazione.
Commovente. Assolutamente consigliato. Dovete andarci.Imperativo.

Chiusura – su consiglio del solito amico, che ringrazio ancora e cui offrirò una cena l’anno venturo– dopo una passeggiata nella notte violacea, al meraviglioso Long Table,rooftop bar al 25° piano del Column Building, per un paio di drink con la metallica e fredda skyline di Bangkok in bella vista, con piscina a caduta e le vetrate trasparenti da cui filtra la cruda luce rossa che predomina all’interno.

L’ultima folata del giorno si trattiene per me,
Lancia dietro le altre la mia effige precisa quanto ogni altra per il deserto pieno di ombre,
E lusingando mi trascina verso il buio e il vapore

E’ tempo di coricarsi.

Indomani mattina prestissimo sveglia e fino al primo pomeriggio siamo impegnati con dei giri turistici programmati per tempo nella nostra folta agenda, ma con cui non vi tedio.
La Thailandia offre moltissimo pure per il turismo“convenzionale”.

Poi il nostro ultimo eccellente street food a Chinatown –meta pure questa imperdibile in cui blandiscono l’aria effluvi di zenzero e polvere di thé – a base di ostriche pastellate, riso fritto e maiale e infine chiusura con il botto, in extremis giusto per tentare maldestramente di perdere il volo per casa.

Avevamo infatti gli ultimi bath da spendere – diciamo che siamo arrivati un po’ corti con il senno di poi – e nella wish list era l’ultima tappa prima del rientro.

Poseidon.
La miglior sala di BKK.
MRT Sutthisan, uscita 4.
Dimensioni imponenti, vicino all’Emmanuelle.
Impossibile non notarlo.
Sotto la scritta turchese (con la prima lettera O fulminata) campeggia l’effige di Poseidone (da cui il nome) con corona e tridente dorati,con cui governa gli oceani.
Ovviamente non possono che lavorare Sirene anche qui.
L’hotel è molto grande e vi si accede sotto una passeggiata di tela blu scuro.
Ampia hall.
Un po’ come per la scala sociale, il locale opera per censo.
Più si sale, più aumenta la qualità estetica delle professioniste e di conseguenza aumentano i costi per i loro servigi.
Dovevamo fare una cosa rapida con quello che avevamo - poco più di 3000 bath a testa - dato che si imponeva prima la fuga in hotel per ritirare i bagagli che ci avevano gentilmente tenuto e poi il teletrasporto al Suvarnabhumi.

Ci si fa incontro il Papasan, completamente rasato con camicia bianca e giacca tinta cammello.
Un paio di meravigliose creature, ben vestite e stupendamente agghindate – evidentemente appena scelte da dei clienti – conducono per mano con movimenti solenni i loro benefattori verso uno degli ascensori che portavano alle camere.
Così, in bella vista.
Metteteci gli accappatoi invece dei vestiti e sembrava quando ti fai la scalinata tenendo per mano o porgendo il braccio alla ragazza in un FKK.
Si parla in inglese.
Presi da delirio di onnipotenza ci chiede dove vogliamo andare.
All’attico” fa un mio amico in estasi, interpretando il sentimento di tutti.
Il Papasan sorride e si sfrega le mani.
Ci conduce ad un ampio ascensore.
Saliamo.
Arrivati si spalancano le porte e…
Erano anni che non vedevo una cosa del genere, e si che per stupire il sottoscritto...
Il livello di fica che passeggiava per quella sala era da fantascienza.
Asiatiche di livello stratosferico, alcune delle quali agghindate quasi come cosplay, e stangone russe.
Alcune in microabitini, alcune – udite udite – con delle ali stile quelle degli angeli nelle sfilate di Victoria’s Secret. E non avrebbero neppure sfigurato al fianco di ben più blasonate modelle in quell’evento.
Ali e lingerie.
Nella sala ci sono pochissimi avventori.
Il Papasan, sempre sorridente, ci fa sedere in un ampio tavolo e ci fa portare da bere.
Chiama con un cenno le ragazze – poco meno di un paio di dozzine – che si dispongono a ferro di cavallo attorno a noi, ad una distanza di un metro.
Tutte sorridenti.
Bellissime e diversissime.
Roba da infarto, e da faticare ad alzare lo sguardo, tanto era l’imbarazzo e la soggezione che procuravano.
Ogni ragazza ha una spilletta con numero e lettera, ma scordatevi A, B, C…qui l’alfabeto finisce e infatti si parte dalla P.
Le mie pupille, divenute tra loro indipendenti e simili oramai a quelle di Marotta, neppure sapevano più in che direzione guardare.
Il Papasan estrae dalla giacca un cartoncino assicurato con un laccetto e lo appoggia sul tavolino, a fianco delle consumazioni.
Il biglietto contiene le lettera e a fianco il rispettivo costo.
La più economica, e con quella lettera di fronte a noi ce n’era una sola, comunque veramente fica e sembrava una protagonista di un manga– piccola, asiatica, con folti capelli colorati su corpo esilissimo, una quinta di seno che strabordava, strizzata com’era in una camicetta bianca a manica corta con dei bottoncini in evidente difficoltà nel contenerne le grazie, un gonnellino scozzese di 10 centimetri che non nascondeva un culino da urlo e dei calzettoni bianchi da collegiale con scarpette nere lucide – virava sui 4500 bath per 1h e mezzo.
Poi, per il medesimo minutaggio, 5000, 5500 e via a salire.

Urgeva una rapida decisione.

Primo per non mancare di rispetto al nostro ospite,facendogli perdere tempo inutilmente, e secondo perché pure il nostro, di tempo, scarseggiava, e dovevamo prendere un aereo di li a pochissime ore, e non c’era materialmente il tempo di uscire a cercare di fare un change.
Non è luogo da sfrenate chiacchiere e bevute.

Ragazzi, qui o si fa una colletta e scopano in due, oppure scendiamo di piano”.

Bisogna essere generosi, ma bisogna essere giusti.
All’unanimità, per spirito di cameratismo, si opta per la seconda.
Per correttezza spiego al Papasan quanti soldi abbiamo.
Lui non si scompone e con un gesto congeda le ragazze, che comunque educatissime ci salutano a mani giunte.
Poi ci scorta al secondo piano e lì c’è la classica fishbowl.
Ci stiamo dentro, dato che per 3200 bath si gode dei servigi della ragazza per un’oretta e mezza.
Molto belli e appartati i singoli tavoli, posti ad altezze diverse, con delle pareti divisorie tra l’uno e l’altro, che consentono di vedere bene l’acquario senza essere però visti dagli altri avventori.
E voi a vostra volta non vedete gli altri.
Le decisioni si comunicano chiamando il personale di sala.
Ogni tanto una ragazza si alza, perché opzionata, ed esce dalla fishbowl.
Il livello comunque anche qui è molto, molto buono.
Sono sull’orlo della scogliera e salto.
Quella che scelgo è una bella scommessa, e vado ad istinto dato che – a differenza dell’attico dove ti passano accanto sino a sfiorarti e ne intuisci benissimo le fattezze, qui comunque sono al di là del vetro e c’è una certa distanza.

La mia prescelta è minuta, viso molto carino, numero 320 scritto in bianco su coccardina rossa, vestito color crema, ed ha una deliziosa forcina rossa a forma di farfalla che le appiattisce i capelli da un lato,evitando che le cadano sugli occhi.
Tienes los ojos lindos”, mi disse una volta la mia novia habanera durante una permanenza a La Cuidad de la Habana.
Potrei dire lo stesso di lei, qui a BKK.
Occhi puliti”. Letteralmente.
Sembra in possesso di un bel davanzale, e lì per lì spero non sia imbottito, dato che di magre con grandi seni non se ne trovano tutti i giorni, salvo che all’attico dello stesso locale, aggiungo, o in un teen massage un giorno fortunato.
Tentiamo la sorte.
Malee, appena esce si profonde in un bell’inchino con un sorriso perfetto, e mi prende per mano.
Allaccia il suo braccio al mio e inizia a passeggiare.
Lungo la sala, a vista della gente, con questa bella figliola che ti conduce all’altro capo verso gli ascensori che portano alle camere, si ha una bella sensazione.
Si sale, con lei che non molla la mano e ti guarda adorante.
Testiera del letto in ferro battuto nero, lenzuola e tende bianche e ciabatte, accappatoio e asciugamani rossi.
Lascia cadere il vestitino e resta solo con uno slippino nero e – estratte dal cilindro – due grosse, morbide tette naturali impressionanti.
Rimasi a guardarla 10 minuti buoni come se ci fossimo già incontrati, e parlo delle tette, infatti assomigliavano a quelle di Paula.
La metto a culo nudo.
Due corpi combattivi.
Vasca in bel materiale tipo gres e molto ampia e anche qui si ripete il rito del Christin di Phuket (vedi Parte Due di Tre).
Forse sento il poco tempo che ci avvicina alla fine del viaggio, forse sarà quel corpicino esile da cui si staglia quel seno fenomenale, ma dopo il lavaggio voglio dirigermi immediatamente nell’alcova.
Quali processi cerebrali accompagnarono l’iterazione di questo atto?
Fatto sta che non riuscivo a moderare i miei turbamenti.
Anzi, mi saliva un fuoco animale.
La penetro già solo con gli occhi.
Le condizioni generali imposte dalla legge di natura vogliono che per un’ora non abbia obbedito di certo alla legge di conservazione dell’energia, e a stento abbia disobbedito a quella di compenetrazione dei corpi.

A te che leggi questi segni.
Ho tenuto quella fichetta glabra in bocca e tra i denti per non so neppure quanto, forse fino al quasi mutare della mia conformazione nasale, mentre riemergeva sporadica la delinquenza atavica dei miei antenati.
Battagliamo.
Luccichii d’ansia negli occhi.
Ho saccheggiato il suo tesoro, almeno per un po’.
Mi ha assecondato in ogni perversione e desiderio.
Son andato avanti fino a quando non ne avevo più, in ogni senso.
Tendo l’orecchio e sussurra qualcosa dentro il timpano,direttamente nel cervello.
Monto come la marea
Un fremito e un colpo avanti.
Spruzzo iroso.
Cado spossato.
Cuscino.
Soffitto.
Doccia.

Lei sul letto a gambe incrociate intenta a riassettarsi il trucco di fronte ad uno specchietto, avvolta da un piccolo asciugamano rosso che le lasciava scoperta il seno, è l’ultima immagine che mi imprimo nella memoria prima di lasciare il Paese.

Come l’aria svanisco, scuoto i miei bianchi capelli al sole che fugge,
Spargo la mia carme in vortici e la trascino in frange merlettate.
Lascio me stesso alla terra per nascere dall’erba che amo,
Se ancora mi vuoi cercami sotto le suole delle scarpe.
Difficilmente saprai chi io sia o che cosa significhi,
E tuttavia sarò per te salutare,
E filtrerò e darò forza al tuo sangue.
Se non mi trovi subito non scoraggiarti,
Se non mi trovi in un posto cerca in un altro,
Da qualche parte starò fermo ad aspettare te

Ho sempre amato e subito il fascino della Thailandia, che ho ritrovato e che non voglio abbandonare.
Il luogo delle infinite possibilità che la vostra mente ha estromesso.
E solo a ripensare ai giorni che vi ho trascorso, un brivido di emozione mi ripercorre la schiena.
E la amo ancora di più adesso che – per scrivere quello che avete letto – ho dovuto riprendere in mano il mio taccuino di viaggio con date,impressioni, frammenti, momenti, dediche e rossetto di ragazze.
Un luogo – pur con tutte le sue contraddizioni e problemi –la cui umanità mi appare pura come una stella; e in cui volere rubare un’altra giornata di sole.
Di questa Terra meravigliosa che mi vedrà presente nuovamente l’anno venturo, mi auguro di avervi portato un po’ del suo succo…della sua essenza.
In sanscrito, appunto, “rasa”.

-E’ fatto. Fine -

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Grazie.
Quanto alla tua domanda, beh, 200 euro corrispondono grossomodo a 8.000 bath.
Eccome se ti diverti!
Io comunque mi attesterei sui 6.000 o 6.500.
150 euro bastano e avanzano.
Devi anche considerare il costo medio della prestazione, in quel Paese, che è di gran lunga inferiore alle cifre di cui parliamo per le supertop del Poseidon (non a caso all'attico puoi avere delle notevoli russe, per quelle cifre).
Ti saprò dire comunque.
O lo farai tu se sali prima.

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Grazie.
I tuoi appunti sono stati preziosi.
Ovviamente sei tu che avanzi la cena, e poi ci perdiamo in qualche lupanari.

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@TITANO conviene che mi paghi una mignotta piuttosto che portarmi a cena

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Lascio agli altri la convinzione di essere i migliori, per me tengo la certezza che nella vita si può sempre migliorare.

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Grazie.
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