Una tranquilla giornata festiva in una grande cittá italiana. Il tempo é nuvoloso. Piove. La cittá é vuota, e questo é uno dei pochi giorni tranquilli dell’anno, in cui non ci sono i rumori assordanti del traffico, delle ambulanze, del vociare degli impiegati in pausa sigaretta, degli interminabili lavori stradali, e dei cantieri in qualche appartamento vicino in ristrutturazione, sempre presenti, finisce uno, comincia l’altro.
Sono immerso in un inusuale silenzio e oggi rigorosamente solo, per scelta. Fa bene stare soli, qualche volta, con sé stessi. Immagino come sia la vita di altri, questo stesso giorno, fino a poco tempo fa la mia stessa vita.
Prima un’attesa spasmodica del giorno di festa, poi un’organizzazione di viaggi, tra voli e hotel tutti prenotati, prezzi gonfiati, e poi via, gite, traferte ed escursioni tra ristoranti pieni, parcheggi sul litorale occupati, traffico, parenti e amici scazzati.
E poi, ..., la beffa, ci si mette anche la pioggia. La tradizione del picnic fuori porta sempre rovinata, ormai da diversi anni visto che, sembra farlo apposta, il giorno di Pasquetta piove.
Potrebbe essere un giorno malinconico, un giorno d’autunno buttato lì, dentro la primavera. Tutt’altro. Adoro stare in vacanza quando gli altri lavorano, e stare in cittá quando gli altri sono in vacanza. A volte trovo persino l’ispirazione per lavorare anche nei giorni di festa, guarda un po’.
E comunque, i ricordi non possono che andare lá, all’ultima vacanza in Thailandia. Posso capire che alcuni decidano di mollare tutto ed andare lá definitivamente, che sia la Thailandia, la Malesia, le Filippine, Cuba, le Maldive o il Brasile. Ma conosciamo tutti la storia di almeno un amico o un conoscente che ci abbia provato e le cose non é che gli siano andate proprio bene. E comunque, uno magari si trova in un’etá in cui é troppo giovane per ritirarsi definitivamente dal lavoro, e troppo vecchio per inventarsi qualcosa di nuovo, una nuova vita e ricominciare da zero. Così sei bloccato a metá del guado, tra un lavoro autonomo che ti permette di fare i tuoi bei viaggetti, come e quando vuoi, senza rotture di scatole, e dei sogni di come potrebbe essere piú leggera e spensierata la tua vita, senza molte delle menate quotidiane a cui siamo sottoposti e che ci dobbiamo sorbire. Ma forse sono solo sogni appunto. Intanto, per vivere felici, ho imparato a spegnere la tv. Ma non soltanto qui, anche negli hotel dove vado a soggiornare, la tv é come se fosse il frigo o l’armadio. Anzi, spesso stacco la spina anche del frigo per eliminare il fastidioso ronzio notturno degli elettrodomestici. Così, una volta eliminata la fonte di rumore, sonoro, informativo, di pensiero, puoi finalmente cominciare a pensare. A sentire e a pensare.
Certo, tra i pensieri non ce la fai a non avere la curiositá di vedere qualche ex come se la sta passando la Pasquetta. Per esempio quella per cui il divertimento e il ‘fare cose’ nei giorni di festa era così importante, da passare tutto il tempo nel traffico all’uscita dell’autostrada di Orte, arrivare nell’unico ristorante della campagna nei pressi di Orvieto, aspettare 2 ore al ristorante per entrare e ricevere dei mediocri pasti ‘caserecci’, e ridursi a vedere qualche viuzza del Paese che ormai era giá buio. Te la immagini adesso a Montecarlo o al Carnevale di Rio, a divertirsi da matti, visto che ti rimproverava che lì, imbottigliato nel traffico, e ad aspettare a digiuno che arrivasse l’ordinazione verso le 4:00, davi l’impressione di uno che non si stesse divertendo.
Apro Instagram, e la vedo lì, seduta su un prato di margherite, con un sorriso beffardo alla Jerry Lewis, le gote rosse del vino, e i piedi a cipolla che poggiano sulle margherite. Guardo un video in cui sta giocando a racchettoni con la sorella, sempre su quel prato, e in sottofondo la sigla di Weeds Little Boxes...
Non riesco a immaginare una scena piú squallida e deprimente. Soprattutto la canzone little boxes, così ripetitiva, quasi una cantilena, accompagnata alle immagini della sigla di Weeds, di persone tutte uguali, che fanno tutti le stesse cose, in una cittadina di case tutte uguali, macchine tutte uguali, negozi tutti uguali, é l’apoteosi della routine e della noia. L’apoteosi della mentalitá melanzanica, che pur di rompere il cazzo per avere sempre di più, per avere qualcosa di meglio, si ritrovano tra zitelle a giocare a racchettoni e a cantare Little Boxes. Chiudo Instagram e non posso fare a meno di provare pena per la mentalitá melanzanica.
I pensieri adesso sono rivolti al prossimo viaggio. Al prossimo Gnoccatravel. Dove andare ? Cosa fare ?
La Thailandia sta sempre lì, e potrei in ogni momento (in stile Aurelius) prendere un rotolo di contanti, uno zaino con qualche indumento, documenti, e partire. Non mi serve altro. Nessun preparativo, nessuna gnocca da ‘scaldare’ preventivamente sui social. Prendi e parti. Succeda quel che succeda.
Ma la Thailandia sará forse a dicembre. Prima voglio togliermi la soddisfazione di visitare Cuba, Repubblica Dominicana e Brasile. E poi... certamente la bellezza delle Estiche mi attrae moltissimo, per cui Russia ed Ucraina. Anche se in Russia andai da pischello e fui ‘sequestrato’ da una signora 40enne che, oltre a prosciugarmi il portafoglio, mi tenne lontano da tutte le ragazze russe, tra cui una dipendente della sua stessa societá, con cui intrallazzai segretamente, e quando lei lo venne a sapere si incazzò. Ma questa é un’altra storia.
Insomma, tra i preparativi di viaggi sono lieto di sapere che Ryanair abbia incrementato notevolmente le destinazioni, anche se non dirette.
Opportunitá in più. Opportunitá di tirarsi fuori da una vita fatta di little boxes... little boxes... little boxes e ticki tacky... little boxes... little boxes... little boxes e ticki tacky...
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