♀ Con la Gnocca Cambogiana a chiavar una settimana. Part. 2 Phnom Penh♂

Su Phnom Penh non c’avrei scommesso nemmeno un pelo di cazzo, invece si rivela una delle mete più tromberecce di sempre. C’ho passato solo 2 notti e 3 giorni. Volevo fare il turista ma li ho impiegati per la maggior parte a chiavare. Di sicuro se siete a Phnom vale una visita il Pontoon, soprannominato anche Montoonn. Il Pontoon non è un club, è un deja-vu. Appena entrato mi sembra di averlo frequentato da sempre. Nei 200 mq del Pontoon, come in una norcineria di gran pregio sono concentrati i meglio pezzi di suina di tutta la Cambogia e zone limitrofe. Al Pontoon incontro la vera perla d’oriente. La vedo a parlare con altre ragazze. Indossa un top che le risalta i seni perfetti. Ombelico scoperto dove brilla un piercing di diamantino. Pantaloni bianchi aderenti. Una cascata nera di capelli che le arrivano al culo. Il viso sembra quello che vedresti in qualche dipinto giapponese di gheishe.
Si chiama Suon. Suon è una ninfetta. Iniziamo a ballare. Suon c’ha uno shaker al poso del culo. Lo scuote con un movimento che ho visto fare solo alla nere. Non vedo l’ora di infilarci la mia banana e farci un frullato vitaminico. Il mio cazzo ormai congestionato nelle mutande ha raggiunto il limite della sopportazione. Mi struscio contro di lei come un micio in calore. Poi Suon va al cesso, rimango solo in balia di queste ninfomani e divento io la puttana in quel locale. Vorrei avere il dono dell’ubiquità del cazzo. Non posso tradire la mia ninfo. Lei è un gradino sopra ogni gnocca che vedo in giro. Suon mi ritorna triste dal cesso. Mi chiedo che le passa in quella testolina vuota. Mi dice che ha incontrato un suo ex. Nel senso quello che se l’è scopata la sera prima e che lui vorrebbe andasse via con lui. Però le piaccio io, ma le piace anche lui. È indecisa. Mi guardo intorno e vedo un tipo che ci fissa e le sorride. Dico a Suon che l’asilo l’ho finito da un pezzo. Che se vuole mettere all’asta la figa vado a ripescare un’altra (troia) principessa in pista. Glielo dico mentre le appoggio contro il fianco il pitone arrotolato nelle mutande.
Portami via subito, fa Suon, prima che cambi idea.
Sì, però non abbiamo parlato di soldi.
Mi dice se per una notte vanno bene 50 dollari. E penso che porcaputtana le offro anche la colazione. Ovvero un paio di biscotti oreo e un cappuccino solubile comprato al 7Eleven. Però non riesco a perdere il gusto del baratto rilanco a 40 dollari. Se mi avesse chiesto un Long Time per 2 euro avrei ribattuto 50 centesimi. Il suo sguardo in automatico scivola sopra la mia spalla, al tipo che non la smette di fissarci da mezz’ora. Comunque ok 50 le dico. La prendo per mano e mentre usciamo, incrocio lo sguardo suino/felino di una gnocca seduta al bar. La fotografo mentalmente, la metto in agenda per il giorno dopo. Con quella frangetta, pelle ambrata, così maledettamente cambogiana.
Arriviamo nella mia guesthouse il tipo che dovrebbe fare la guardia alla reception è sdraiato su un materasso tra la porta e il bancone. Lo scavalchiamo e saliamo in camera. Spedisco Suon subito sotto la doccia. Mi rientra in camera avvolta dal solo asciugamano, si sdraia sul letto. Le tolgo l’asciugamano. Me la vedo lì in piedi, completamente nuda. La perfezione!
Ringraziando il signore per il pane che sto per ricevere l’unica parola che mi esce è un porcoddio!! Che comunque a suo modo è una preghiera di ringraziamento. Suon è da venerare come una dea. 21 anni, senza un filo di trucco, seni sodi, i capezzoli li dovrebbero vendere all’Ikea come appendi abiti, ovviamente da montare casa. Il culo sembra i culo di una brasiliana attaccato a un’asiatica. Non saprei da dove partire a leccarla. La pelle di Suon è color latte scremato. Origini mezze vietnamite, mezze cambogiane, mezze non so cosa. La mangio iniziando dal mezzo. Le succhio quel piercing sull’ombelico, le succhio la lingua, ma con la faccia affondata tra le sue cosce le succhio le labbra della fica. È proprio lì che vorrei morire. Le passo la lingua tra la passera e buchetto segreto. Ride, quando le fotticchio il buchetto del culo con la punta della lingua. La rivolto come una frittella. Mordicchio chiappe, cosce, caviglie. Le faccio anche un massaggio e le parcheggio l’uccello tra le cosce. Suon si rigira e me lo prende in bocca. Lecca in punta, e poi passa le labbra intorno alla cappella. Fa un pompino sbrodolone. Solleva le palle e cazzo e mi solletica sotto. Ci facciamo una bel 69 sdraiati di fianco, inghiotto il sugo della sua fica che sa di ricotta acida. Il tempo di mettere il cappotto al cazzo e Suon se lo prendo dentro fino a dove arriva. Cavalca, la fica è bagnata come uno straccio. Le infilo un indice in culo, poi visto che c’è spazio, ci accompagno anche il medio, poi il pollice, poi mi fermo qui mi ci stava anche l’anulare. Poi le faccio succhiare le dita che le avevo infilato nel culo, che poi succhio io. Le piace la cavallina, dice. La sento spingere sempre forte. Sfrega il clitoride contro di me, orgasma. Il tutto in religioso silenzio, si fa per dire. La rigiro tenendole il cazzo ancora arpionate dentro, le gambe spalancate come uno sbadiglio me le metto sopra le spalle. La sbatto a sfondarla, mentre slinguazzo e le succhio il collo, che il giorno dopo sembra c’ha il livor mortis. La notte è maledettamente breve per tutto quello che vorrei farci. Per esempio incularla, cosa che lei rifiuta, nonostante si sia presa 4 dita in culo. Il tempo di sfilare il preservativo, innaffiarla su pancia e seno con una bella sborrata di buonanotte. Prima di addormentarmi resto una mezz’ora a guardarla mentre dorme supina accanto a me. I seni che si sollevano al respiro, il viso candido. Per addormentarmi conto le dita che le avevo infilate in culo una, due , tre… bum! Al mattino restiamo a parlare un po’, facciamo colazione. Racconta Suon che ha lasciato da poco la scuola. Non le piaceva studiare. Adesso studia bum bum. Le dico se vuole farsi un ripasso di geometria. Dice che non le piace il Bum Bum al mattino. Rispondo, sì è vero, che c’è chi studia meglio la mattina e chi la sera.
La temperatura media di Phnom Penh in quei giorni è 40 gradi all’ombra. Il pomeriggio passeggio sul lungo fiume, sto per raggiungere il palazzo reale ma vedo questa ragazza seduta all’ombra. Indossa grandi occhiali da sole, formosa, asiatica. Mi siedo accanto a lei e attacco discorso. Iniziamo a parlare del palazzo reale di fronte, del caldo, del che cazzo ne so io. Anche lei in vacanza, con un’amica. È thailandese, lavora a Patong e non fa la cassiera in banca.
Poi ci troviamo a discutere di massaggi, visto che fa la massaggiatrice.
Non voglio trattarla da troia, almeno non subito. Facciamo amicizia, ci scambiamo i numeri di telefono. Ann si chiama. Le chiedo se ha impegni per la sera fortunatamente dice di sì, che festeggia il compleanno con una sua amica. Meglio, perché io c’ho il Pontoon che mi aspetta. Allora le dico che ci possiamo vedere a colazione il giorno dopo. Che festeggiamo insieme. Vediamo, mi dice. La butto sul ridere che sono curioso di provare un suo massaggio, sul ridere un cazzo. Ritornato alla guesthouse prima del riposo pre serata chattiamo e finisce che rimaniamo d’accordo per la mattina dopo. Vieni presto, scrivo su whatsapp, che poi ho il volo nel primo pomeriggio.
Mi prende in parola. Alle 9 ti aspetto sotto il tuo Hotel, risponde su whatsapp. Poi le scrivo: non è che mi chiedi i soldi? Risposta: non se volessi dei soldi te lo avrei già detto. Non che la cosa per me avrebbe fatto differenza, ma è bene mettere subito le cose in chiaro. Mi dico che se viene preso almeno avrò il tempo per fare qualche foto in giro, di visitare il palazzo reale, tanto per ricordarmi di essere stato a Phnom Phem. La sera di nuovo al Pontoon cerco disperatamente la gnocca che mi aveva fulminato con lo sguardo la sera prima. Niente. Ogni lasciata è persa diceva sempre mio nonno prima che li venisse l’Alzhaimer.
Saluto Suon e il suo gruppo di amiche. Poi Suon mi viene a parlare. Chiede se vogliamo passare la serata insieme. Le dico che no. Che poi rischio di innamorarmi. In genere funziona.
Sì hai ragione, anch’io, dice lei e se ne va. Ancheggiando con quel culo fenomenale. Però non mi scatta in modalità troia, almeno non subito. Tutta la sera rimane con le sue amiche. Baccaglio due/tre gnocche che poi mi sparano cifre assurde e le mando affanculo. L’ora è tarda e mi devo trovare la montata della sera. Che poi domani mi devo alzare presto per il massaggio. Pesco questa ragazza dall’occhio selvaggio, capelli tagliati corti. Nome d’arte Vichy. Vichy inizia a strusciarsi contro il pisello, passarsi la lingua sulle labbra e a guardarmi arrapata capisco che ho trovato la mia anima gemella. La porto via, incrocio Suon che fa finta di non vedermi. Il tipo che dorme all’ingresso della guesthouse questa volta è rotolato contro la porta, per entrare devo spingere il suo cadavere. Mentre li passiamo sopra borbotta qualcosa e poi si è volta dall’altra parte. Finora non ho capito se era messo lì a fare la guardia o era semplicemente un barbone che aveva trovato la porta aperta. Comunque arrivati in camera accendo la luce e mi accorgo che la fica che avevo sempre visto nella penombra e credevo avesse i capelli neri, invece li aveva blu elettrico. Rispengo la luce. Tiro direttamente fuori l’uccello, lei si inginocchia e comincia il suo lavoro di ricamo. Intanto la spoglio, indossa una salopette in jeans da operaia del sesso, sotto un body. Ha due grosse tette in cui, verso qualche litro di durex al guaranà e ci metto il cazzo in salamoia. Vichy al mio cazzo italiano alterna sega spagnola a pompino cambogiano, mi fa un massaggio prostatico cinese. Sembra di stare al consiglio di sicurezza dell’ONU. Le afferro una ciocca di quei cazzo di capelli cyberpunk e tirandole la testa indietro le do scudisciate di cazzo in faccia. A questo giro voglio dedicarmi quasi esclusivamente all’antica arte dell’anal. Le do un paio di mandate di riscaldamento in fica, mentre le condisco il culetto con gel e sputi. A sto giro non lo chiedo nemmeno. Una volta che le punto il bucio di culo Vichy non solo non dice no, ma mi aiuta a centrare meglio il bersaglio. Il culo sembra non voler cedere, poi con uno schiop! La cappella sparisce nelle profondità rettali. Il suo buco del culo è così profondo e caldo che potrebbe venirci fuori una canzone d’amore. La scopo in culo mettendoci tutta la lunghezza del mio cazzo, avanti e dietro, lentamente. Mentre le sono dentro l’intestino retto, Vichy m’agguanta i fianchi. M’ affonda le unghie nelle maniglie dell’amore, mi fa un male tale che le sto per dare una testata. Le masturbo la fica ormai in fiamme. Dopo averla inculata fino alla paranoia. Non voglio sborrarle nel culo, deve ingozzarla di sperma, ‘sta troia. Mi sfilo dal suo culo, il goldone le rimane infilato nell’ano, ce lo lascio. Probabile le sia rimasto penzoloni fino al mattino e magari è andata a casa così. Le giro la faccia e le faccio una schizzata mezza fuori dalla bocca, lei si raccoglie un po’ di sperma che sta colando dal mento, e poi si fa la scarpetta e prende tutto il resto in bocca. Al mattino mi sveglio con Vichy che mi fa le fusa. Le faccio fare una puppata di cazzo. Il tempo di infilarmi il preservativo, giusto per farle un favore, la giro e la pompo da dietro un po’ svogliato. Tra il caldo e che ho dormito una sega tutto quello che voglio è una doccia fredda. Mi suona la sveglia. Le 8.30 di mattina. Penso che tra mezz’ora mi arriva la thailanese. Salto dal letto con l’uccello imbizzarrito. Le vacanze dovrebbero servire a rilassarsi, sì. Mi invento la scusa che devo fare i bagagli e Vichy un po’ delusa mi saluta il cazzo ancora ritto con un bacino, poi mi da un bacino sulla guancia, come se fossimo persone separate.
Alle 9 puntuale come la morte Suon mi aspetta all’ingresso della guesthouse, la vado a prendere, lei un po’ timida mi saluta, il proprietario della reception che vede tutto sto movimento di fica mi guarda storto.
Arrivati in camera Ann è molto imbarazzata. Le offro un caffè, parliamo. Ci sciogliamo un po’, mi spoglio. Inizia con il suo massaggio. Mi snoda gli arti che sembro Big Jim col cazzo. Pressioni qui, colpetti là. Insomma un massaggio thai dalla testa ai piedi. Ogni volta che la guardo, lei ride e dice: chiudi gli occhi. Non vuole essere osservata, è timida. Sì un cazzo! Mi osserva il pacco nelle mutande, allarga gli occhi come se non si aspettasse una reazione del genere. Non hai ancora visto nulla tesoro, penso. Cerco di accarezzarle le cosce, mi respinge la mano. Insisto. Ann respinge ogni volta sempre meno convinta. Appena sono a tiro provo a baciarla. La camera che odora di fregna cambogiana, ci manda in fregola. Finito il massaggio, non restava altro che o scopare o che mi tirasse fuori qualche gioco di carte. Si vede che non le piacciono le carte. All’improvviso come per togliersi un pensiero m’infila una lingua lunga un chilometro fino in gola, quasi mi strozzo ‘che non me lo aspettavo. Penso: che cazzo, sto slinguando con un alieno. Io in mutande, lei ancora vestita. Le accarezzo la fica che sento bagnarsi sotto le mutandine. Tempo zero, tiro fuori il pisello. Ann l’agguanta e lo prende in bocca come se fosse una sistola per dissetarsi dopo un lungo cammino in montagna sotto il sole d’estate. La sditalino a due dita. La sua figa è una pozzanghera. Mi chiedo quant’è che questa non scopa. Io da un circa un’ora. C’ha un boschetto sul pube, scosto i peli e la lecco alternando dita e lingua. Ann e i suoi grossi seni con capezzoli larghi che mi ci attacco come un neonato. Mi prende il cazzo e se lo struscia sulla fica, prima che se lo ficchi dentro senza preserva, rovisto nel comodino accanto al letto. E prego iddio di trovarne uno non sborrato. Me lo calza lei. Mi sale sopra il cazzo. In quella guesthouse grande come una barattolo, diamo la sveglia a tutti. Y mi salta sul cazzo, il letto cigola che sembra la colona sonora di un horror. Ann geme, tipo dolore da peritonite acuta. Le metto mano sulla bocca. Non vorrei trovarmi il proprietario alla porta accompagnato dal qualche Pol Pot di turno. La rigiro a pecora. E non è che le cose migliorino, il letto a suon di sbalzi finisce a sbattere contro il muro. Se continuiamo così ci ritroviamo nella stanza accanto. Credevo di sbrigare la faccenda in un’ora, così da poter visitare al volo il palazzo reale. Invece sono già due ore tra massaggio e montata. Guardo l’orologio e devo assolutamente sborrare. Posso perdermi il palazzo reale ma non il volo per l’Italia. tra un’ora devo presentarmi al check in. Ma prima devo fare il check out dal culo di Ann. Sono sudato come un beduino, non riesco a venire. Accaldato, pompo come un pozzo petrolifero nel deserto. Poi finalmente sborro una spruzzata d’aria e sparo qualche spermatozoo sopravvissuto. Quel cazzo di palazzo reale, non sono proprio riuscito a vederlo.

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grandissimo @IlMarchese,fenomenale anche in cambogia

la bava di bagascia,utile per ogni fregna del mondo intero
certe coppie sono assieme per lo stesso motivo che io quando cago,porto un giornale da leggere:solo per ammazzare il tempo...
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Ottimo racconto, qualche piccolo errore di continuity ma si legge tutto d'un fiato. Menzione speciale alla pelle "color latte scremato", sfumatura che chi il latte lo vede solo al bar non potrà mai apprezzare!

- Che cazzo è quello?
- Ti sei risposto da sola.

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ottima recensione, complimenti da tutto lo staff

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Grande come sempre, io sarò lì fra tre giorni, se riesco a vedere il palazzo ti dico se ti sei perso qualcosa, ma credo che hai fatto la scelta giusta...

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caro @ilmarchese, anche io sono stato 2 giorni a PNH e non sono riuscito a vedere il Palazzo Reale !

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@ilmarchese
Tranquillo, il palazzo reale non e' niente di speciale, non ti sei perso molto. Se sei stato al palazzo reale a Bangkok al confronto e' una scorreggia. Hai fatto bene a preferire la fica di turno, le priorita' prima di tutto.
Complimenti come sempre, grande recensione. Anch'io ogni tanto il Pontoon me lo sogno di notte.

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Grazie a tutti per i commenti. Sto viaggiando nelle Filippine. Nuove recensioni al mio rientro.

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Bella recensione, per colpa del Pontoom ho rinviato per due volte la visita ai campi della morte ma poi ci sono riuscito. Per sbaglio sono entrato nel Heart of Darknes seguendo un po di turiste occidentali per poi trovarmi in mezzo ai i gay.

Il Pontoom ha anche una seconda sala che apre tardi, ma il whisky mi sfuma questi ricordi. Da apprezzare i tanti rooptof sparsi qua e là.

Quest'orrore della solitudine, questo bisogno di dimenticare il proprio io nella carne esteriore, l'uomo lo chiama nobilmente bisogno d'amare

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@Alex_Bull
I killing fields li ho visti. A dire il vero devo rinrtaziare il fatto che mi hanno rifiutato l'ingresso al palazzo reale la prima volta perchè indossavo shorts. Grazie a questo, cazzeggiando in giro ho rimediato massaggio e chiavata gratis come raccontato. La seconda volta insieme a questa ragazza, siamo ritornati all'ingresso e preso il secondo rimbalzo perchè le visite chiudevano alle 12. Per la pausa pranzo reale...Quindi in nome della cultura avrei dovuto farmi una chiavata di 30 minuti invece di una di 1.30 e non me ne do pace. Nemmeno lei che ha avuto 2 orgasmi se ne è data pace. Qundi meno chiavete e più cultura!

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Io la cultura nei miei viaggi non la trascuro mai, nemmeno la gnocca se è per quello. L'ultimo viaggio l'ho anche legato ad alcune valutazioni di investimento all'estero che per ora mi tengono in standby, continuerò a fare il sudest asiatico stato per stato in veste di turista per ora.

Ho letto la recensione di Siam Reap, molto ben fatta. A me non ha particolarmente colpito per la disponibilità locale delle Khmer, forse perchè non ho beccato nemmeno una delle 1796 Devata dei templi di Angkor come la citavi te. Molto meglio la capitale.

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