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013 - FKK NO LIMITS TOUR - DAY 4 - ASIA GIRL

ASIA GIRLD DUSSELDORF

La prima tappa della giornata è l’Asia Girls di Dusseldorf. Il locale si trova nella primissima periferia a sud, e la zona è facilmente raggiungibile dall’autostrada. Si entra in città con la macchina, si ha quindi la possibilità di dare uno sguardo, anche se veloce, al contesto cittadino. Almeno questa zona della città è costituita da palazzine a 3-4 piani, talvolta in classico stile locale, talvolta più comuni e moderne. Nulla di particolare. Parcheggio prima di arrivare al locale, che il navigatore mi indica trovarsi in una stradina a fondo cieco. Avverto una sensazione di disagio, in quanto si ha l’impressione di essere osservati dai passanti. Siamo insomma in città e non c’è un parcheggio privato come in altri club che ho visitato. Mi aspetto un localino piccolo, in classico stile cinese, con una manciata di ragazze, quelle che avevo già intravisto sul sito internet. Ma mi sbagliavo in toto, come a breve vi racconterà. Innanzi tutto avete rischiato di non leggere questa recensione.

Già, perché il locale non è un locale ed il luogo non è facile da trovare. In pratica stavo rinunciando e mi accingevo ad andarmene quando finalmente l’ho trovato. Per chi vuole andarci: i numeri civici 33 e 35 sono in una stradina laterale a sfondo chiuso, quella indicata dal Tom Tom. Il problema che tutte le palazzine qui hanno il civico 33: 33a, 33b, 33c, fino al 33f. Faccio un primo giro della strada cercando un locale senza dare all’occhio dei passanti. Nessun locale, qualche attività commerciale che non capisco bene di cosa si tratti, ma nient’altro. Rifaccio allora un secondo giro guardando tutti i campanelli (sul sito c’era scritto “bei Asia”, cerco quindi un campanello con questo nome). Niente da fare. La strada, tra l’altro, non è proprio bellissima, C’è una macchina distrutta, una sorta di autocarrozzerie in fondo alla strada, un posticino tutto sommato non di classe, se vogliamo usare un eufemismo. A questo punto stavo rinunciando, quando noto un ultima palazzina bianca in fondo alla strada, sulla sinistra, al civico 33f. L’entrata non è facilmente visibile, perché è sulla sinistra su un pianerottolo e si deve salire qualche gradino. Ho quasi timore di farlo, perché se non fosse quello il locale e qualche vicino mi vedesse chiedendomi cosa cercavo mi sarei trovato in una situazione imbarazzante. Ed invece è proprio quello: alla porta un campanello “asia”. Quando sono stato io, su una delle finestre, c’è una piccola scritta luminosa “OPEN”. Mi apre una giovane orientale, carina, bassina, ben fornita, AICOTO, o qualcosa di simile. Il locale non è un locale, né una casa per appuntamenti in stile tedesco. E’ semplicemente un appartamento dove queste ragazze orientali ricevono i clienti. Il posto è piuttosto squallidino, benché la camera, arredata in stile orientale con luci soffuse, tutto sommato è graziosa ed accogliente. Trattiamo il prezzo, 100 euro per mezz’ora, 160 euro per un’ora. Provo a contrattare ma la lingua non aiuta. Avverto anche una leggero tono di stizza quando in inglese mi dice “these are the prices here”. Della serie, prendere o lasciare. Accetto la mezz’ora, ormai sono qui. Si rivelerà una scelta corretta. Infatti, a discapito della location, la ragazza è notevole, e ci sa veramente fare. Mi fa fare una doccia in un bagno messo maluccio, quindi inziamo a baciarci e ad accarezzarci in piedi. Bacia bene, anche se per ora senza baci alla francese (ma arriveranno!). Si spoglia pian piano ed ho il piacere di scoprire sotto le mani un corpo da ventenne, sodo e dalla pelle vellutata. Lei è giapponese, deve avere vent’anni, anche se è difficile dargli un’età. Mentre siamo in piedi scende alle parti bassi e inizia un lavoretto niente male. Poi ci sdraiamo e le dedico le mie attenzioni, che gradisce al punto che deve interrompermi per non arrivare. Reinizia lei, in ginocchio sul letto, ma pio mi sdraio per farla lavorare meglio, ed allora da il meglio di se. E’ la prima volta che lo provo, e sono rimasto estasiasto. La fanciulla pratica il deep throat, ed è fantastico vederlo scomparire per intero tra le sue labbra. Quindi mi incappuccia e seguono un paio di posizioni canoniche con ottima partecipazione di lei. Poi baci, carezze, due chiacchere (ma vermente due, perché l’inglese è stentato) e quindi i saluti. “Torna presto” mi dice. Fossi in zona volentieri, penso. Venire apposta non lo consiglio, anche perché non essendo un locale non c’è nulla da fare dopo la timbrata. Ma se siete in zona può rivelarsi una valida alternativa per trascorrere una mezz’ora piacevole in un’atmosfera da vero GFE.

ASIA GIRLS KREFELD

A questo punto so cosa aspettarmi all’Asia Girls di Krefeld, e sono indeciso se andare o meno. Ma il tour deve essere completato, e i doveri di cronaca verso la comunità internet che in precedenza tanti consigli mi ha fornito non possono essere disattesi. Quindi parto per Krefeld. Impiego un’ora ad arrivare, quando il navigatore, inizialmente, mi segnava 30 minuti. Questa volta il mio fidato Tom Tom mi ha fregato. Il problema è che nella ricerca del percorso più breve lui non tiene conto dei semafori rossi e del traffico. Mi fa infatti passare per il centro di Dusseldorf, piuttosto che farmi fare un giro più largo e prendere l’autostrada. Ne approfitto per vedere un po’ a citta, in quanto mi ritrovo nel traffico cittadino. Mi sembra di essere a milano, ed in alcune zone la città ci assomiglia veramente. Arrivo a Krefeld. Il locale si trova in una zona periferica, che devo dire piuttosto bruttina e squallida. Il navigatore mi conferma di essere arrivato al termine di una strada.

Ma la zona è brutta, e non ci sono parcheggi ai lati della carreggiata. Le macchine sono parcheggiate sul marciapiede, ma non voglio rischiare nulla, così mi allontano di alcune centinaia di metri e parcheggio in una zona più tranquilla. Si fa per dire, perché la zona non promette nulla di buona, sporca, girano tipo non del tutto raccomandabili, si prova insomma una sensazione di allerta. Torno in zona, ma non vedo nessun numero 10. Anche questa volta ho difficoltà a trovare l’appartamento (perché di appartamenti si tratta, ormai lo sappiamo). Di fronte al termine della strada c’è una piccola zona a traffico limitato. Due ragazzi giocano a pallone per strada. Proprio in zona trovo un locale con le facciate rosse e le scritte luminose “open” alle finestre. Alcune persone escono dalla porta. Mi avvicino cautamente e guardo i campanelli, ma nessuna indicazione (sul sito c’era scrittto “bei Toto”, campanello “Toto”). Qui siamo inoltre al civico 33. Sul muro scritte “Fick me” e altre cose del genere. Sono indeciso se bussare a caso, i ragazzini che mi guardano mi bloccano. Faccio un giro per le viuzze laterali e trovo altri locali con la scritta “Open” alla finestra. Devono essere altri bordellini orientali. Inizio a capire che la zona è un vero “puttanaio”, scusatemi il termine. Ma del 10 con il campanello “Toto” non se ne vede l’ombra. In realtà era più vicino di quanto immaginavo: alla fine della strada, invece che proseguire dritto per la zona a traffico limitato, è sufficiente girare a destra, probabilmente la strada fa angolo, per trovare quanto cercato. Una palazzina come tante altre, insospettabile. Ai campanelli tanti nome di ragazze cerchiate di rosso …. Immaginate voi cosa potrà significare. Per ultimo il campanello “Toto Maya”, anch’esso cerchiato di rosso. Sarà questo ? Il civico e il nome della strada coincidono, quindi busso. Mi aprono due ragazze orientali, una giapponese e l’altra cinese di Hong Kong. Mi fanno entrare e sedere. Posso scegliere tra le due.

Memore della bella esperienza di Dusseldorf, scelgo la giapponese. Il nome inizia con la M, ma proprio non me lo ricordo. Vengo accompagnato a fare la doccia in un bagno anche questa volta di mediocre categoria. La camera è però di nuovo graziosa e confortevole, anche più di quella di Dusseldorf. Letto a baldacchino, arredamento in legno scuro, moquette, arazzi alle pareti, il tutto in stile cinese. Ci accordiamo per 100 euro la mezz’ora. I prezzi sono gli stessi di quelli di Dusseldorf. Lei non bacia, almeno non me. Ma iniziamo una lunga, lunghissima serie di carezze reciproche. Mi stendo e la lascio fare. Sarà uno stile giapponese, non lo so, ma provo qualcosa che non avevo mai provato prima. Lei mi accarezza, molto, molto lentamente. Poi sis sposta alle parti basse e le sfiora, gioca con le noccioline, le sposta in basso e in alto, ma sempre tutto al rallentatore. Lui si sveglia, e non vede l’ora che la ragazza si dia da fare come sicuramente saprà fare. E invece lei continua a stuzzicarmi, credo sia una tecnica per innalzare l’eccitazione, che nel mio caso però e a rischio visto che è trascorsa solo un’ora dalla mia ultima esperienza e visto che vengo da tre giorni pieni di avventure. Pur tuttavia la tecnica fa il suo dovere. Lei mi si posiziona sopra e mi da il sedere. E’ molto carina di corpo, anche lei pelle di seta e piedi curatissimi. Solo di faccia non è bellissima, ma a me le orientali proprio non piacciano di faccia, quindi non sono del tutto oggettivo. Si piega e mi mostra la patatina in tutta la sua gloria. Non posso non approfittarne.

Inizia un 69 molto, ma molto lento, mi adatto al suo ritmo, non ho nulla da perdere, vediamo dove vuole arrivare, penso. Certo, se continuiamo così altro che mezz’ora, penso, domani devo ancora venire. Ad un certo punto decido di fare il birichino, Avevo il suo culetto a un centimetro dal naso, e allora umetto l’indice e inizio ad appoggiarlo sul buchetto, massaggiandolo con movimenti circolare e contemporaneamente facendo un po’ di pressione. Lei gradisce, ma capisce che la pressione avrebbe inevitabilmente inserito l’indice dispettoso nel buchetto, ed agitandosi per scacciarlo via non faceva altro che agevolare l’operazione. So che le orientali non lo fanno, e per loro è tabu, ma ho voluto provare a vedere le reazioni. Lei è stata un po’ al gioco, poi, forse indispettita, ha smesso il 69 e ha preso il cappuccio. Finalmente ! Mi monta, ma il ritmo è praticamente quello di un lento per ottantenni. Non si fa penetrare completamente. Dopo un po’ finalmente si accelera, e continuamo in quella posizione per un po’. Poi mi metto io sopra e finalmente affondo i colpi, continuando per un bel poi con lei finalmente partecipe e mugulante. L’eccitazione che ha saputo provocare mi rende piuttosto facile raggiungere la conclusione, il tutto nella mezz’ora canonica già concordata. Noto un particolare: sul letto una televisione con un indice delle canzoni in sottofondo. Quando si entra in camera il dvd si avvia. E’ programmato per non ripetersi, e vi sono 7 canzoni. Praticamente, finita la musica finita la mezz’ora. E’ un segnale di avvertimento per le ragazze. Pago il mio centone e scappo di corsa alla macchina, incrociando nel frattempo due loschi figuri in giubbetto di belle nera che non promettono nulla di buono. Che dire, l’esperienze di per se non è male. Se penso però che per 50 euro in più sono stato un’ora da Dio al Traum’s Paradise, non posso consigliarvi questi posti. Le location sono poi piuttosto squallide, e l’esperienza nel complesso ne risente. Lo dovevo per onor di cronaca. Ma non ci ritorno.

... CONTINUA

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