Gnocca per tutta Cuba: Santa Clara (seconda parte)

La sera dopo vedo in piazza l'altro italiano, quello che ieri se ne era andato con la strafiga. A lui era andata meno bene. La tipa aveva le sue cose (almeno era stata corretta e glielo aveva detto; altri mi dicono che la sorpresina te la presentano quando si è già in stanza e quando magari già si sono fatte pagare). Si era offerta di dargli il secondo canale ma non nella casa particular perché non aveva con sé il carner, né a casa di lei non mi ricordo perché. Così gli aveva proposto di farlo per strada. Però il mio amico non se la era sentita: va bene, mi ha detto, che a Cuba i turisti rischi con la polizia non ne corrono, però forse è meglio non andarseli a cercare con la bacchetta del raddomante, no?
Ci salutiamo e andiamo ognuno per i suoi giri. Io passo dalla Marchesina: mi pare l'ospizio dove era ricoverato mio nonno coi vecchi che ballano e tiro dritto. Voglio a tutti i costi ritornare al primo locale di ieri sera. Quando ci arrivo però è chiuso! Cazzo! Imparerò poi che i locali a Cuba non sono mica come qui che sono sempre aperti e massimo chiudono una sera. Quei cazzoni simpatici dei cubani aprono tipo una o due sere alla settimana o quando cazzo ne hanno voglia. E stasera, evidentemente, non ne avevano. Vorrei tornare alla disco di ieri sera, quella fuori città, ma non mi ricordo come si chiama né tantomeno come cazzo ci si arriva. E allora mi metto a girare per la piazza dove ribecco la tipa di stanotte e poi l'amico italiano. La mia fidanzatina propone di andare in un'altra discoteca anche questa fuori città (per fuori città intendo dire un venti minuti in macchina). In discoteca non entriamo ma questa la racconto perché potrebbe essere utile a tutti. Il tipo italiano con me infatti aveva i bermuda (mentre io, non so perché, mi ero messo i jeans). Allora, ci sono locali dove, se hai i pantaloni corti o la cannottiera, non fanno entrare, straniero o cubano che tu sia. Non so se questo capiti spesso, a volte, dappertutto o solo da qualche parte, però capita. E, per esempio, a Santa Clara è capitato. Quindi, occhio: meglio la sera andare sempre coi pantaloni lunghi.
Morale, io e l’italiano ce ne torniamo in città, mentre la mia tipa di ieri si ferma in discoteca perché aveva incontrato degli amici. Però ci dà appuntamento al Sotano, una discoteca che sta a un piano ribassato in una via di fianco all'hotel Santa Clara Libre. E noi quindi andiamo al Sotano.
Dunque, voi sapete quello che mi è capitato la prima notte all'Avana. Poi all'Avana ci sono tornato e come città mi è piaciuta moltissimo. Però, quanto a gnocca ... Il Sotano era pieno come era piena la Casa della Musica e le cicas erano stratosferiche come quelle della Casa della Musica (beh, un po’ meno ma forse solo perché erano anche meno truccate e vestite normali) , però ce ne erano molte più free e quelle pro avevano dei prezzi decisamente più bassi. Ho fatto delle indagini. Con un paio (una mulatta carina carina e una bianca con due gambe da podio olimpico) ci ho parlato per almeno mezz'ora senza che queste nemmeno mi chiedessero se volevo passare la notte con loro e quanto costavano (alla Casa della Musica queste domande ti piovono addosso dopo non più di cinque minuti e cinque minuti sono già tanti ...). Con un'altra ho tentato di forzare io la situazione e lei mi ha detto "Non so, dammi un po' quello che vuoi tu". Con l'unica pro con la quale sicuramente ho parlato (lo si capiva dalla minigonna ascellare e dal trucco curatissimo), la richiesta iniziale era stata di 50 cuc per poi scendere a 30 ma, secondo me, avendo pazienza e aspettando la chiusura della discoteca si poteva scendere ancora. E vi assicuro che questa tipa non aveva niente da invidiare a quelle che avevo conosciuto alla Casa della Musica: sui ventidue anni, mulatta, magra, due tette di tutto riguardo, nonostante il fisico asciutto, sguardo malizioso e due occhi così profondi che me li ricordo ancora. Una gattamulatta.
Ho fatto un paio di giri ancora ma poi non ho potuto resistere alla tentazione di tornare di corsa dalla gattamulatta che avevo lasciato al bancone del bar ... ma non c'era più.
Ho girato per tutta la discoteca ma niente. Né la tipa di ieri sera si era presentata all’appuntamento. Quando la discoteca ha chiuso ho visto l’amico italiano andarsene con una nera in jeans e camicetta bianca, dai capelli neri lunghi e lisci, che però non sono riuscito a vedere come fosse di viso e io sono uscito sulla piazza e sono andato al Rapido, che sta in una delle vie laterali, e dove si radunano tutti quando anche l'ultimo locale della città chiude. E lì ho ritrovato la gattamulatta. Era seduta su un muretto con un'amica carina solo un punto meno di lei. Mi ha infilzato gli occhi addosso. Mi sono avvicinato a lei. "Allora?", mi ha detto. "Allora andiamo!", le ho risposto. E ho aggiunto, sorridendo: "Avevi detto 25, vero?" e lei, sorridendo, mi ha detto: "Non erano 30?". “Ok, 30 ovvio”, ho concluso. Siamo saliti da me perché non aveva problemi a far registrare il suo carné. La signora l'ha accolta come una di famiglia. Abbiamo trombato e dormito e poi trombato ancora e dormito di nuovo. La mattina dopo, verso le dieci, abbiamo fatto colazione insieme nella casa particular (caffé, latte, prosciutto, formaggio, uova, due tipi di succo, banane e frutta esotica varia!) e poi se ne è andata, scusandosi se non poteva restare ma aveva a casa il figlio di tre anni e non poteva tardare oltre.
Se ne è andata lasciandomi il suo numero di cellulare e salutandomi con un bacio sulla guancia senza chiedermi né profumo, né shampo, né sapone, né monetine, né niente. Se ripenso a quella dell’Avana ...
Prossima tappa: Trinidad.

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