Arrivo al Devil’s Den che è quasi ora di chiusura. Sono le dieci di sera, il Den chiude a mezzanotte. A quell’ora non aspettatevi di trovarci delle ragazze fresche come fiori dio loto bagnate dalla rugiada dell’aurora. Semmai le fighe hanno delle gocce addosso, quella non è rugiada. È dalle 10 di mattina, orario di apertura del Den che prendo cazzi e schizzi. Comunque rischio quasi di non farmi proprio l’esperienza Den. Sono qui a Pattaya da 2 giorni. I tempi sono frenetici, domani già devo prendere il volo per Patong. Quindi Devil’s Den ora o mai più. La giornata è iniziata presto con la prima chiavata domenicale. Un ripasso della sera prima. Nel pomeriggio sono stato agganciato da un mignottone sulla beach road, quando cercavo di rilassarmi un po’ in preparazione della serata al Den, ma questa la leggerete in una recensione a parte. Ora parliamo del Devil’s Den. Convinco il Barone ad accompagnarmi, la nostra guest house è distante un tiro di cocco. Il Den si trova in una traversa di soi Buakhao, in mezzo al bordello dei Gogo Bars. È più piccolo di come immagineresti vedendo il sito, se non fosse per il simbolo rosso giallo del diavoletto non lo riconoscesti nel casino generale. Entrati veniamo subito accolti dal Boss. Il Boss è un ciccione dall’accento americano. Sembra più un venditore di polizze assicurative che un magnaccia. La prima cosa che attira la mia attenzione è una linea gialla che sta sul pavimento davanti al bancone del bar, tipo quella disegnata sulle banchine delle stazioni ferroviarie. Non oltrepassare la linea gialla o sono cazzi tuoi. Sono le 22.30 e il io mio treno per la chiavata è in partenza. Il Ciccio Boss mi spiega le regole. Le regole è che non ci sono regole. Devi solo scegliere da 2 fighe in su. Chiavarsi una sola figa al Devil’s Den è da froci. Alcune danno il culo, altre no. Ora la linea gialla assume un senso, perché quando le ragazze si mettono in fila, le inchiappettabili stanno alla destra della linea, quelle che non vogliono cazzi in culo sono sulla sinistra. Io sto nel mezzo, con un piede tra le due scuole di pensiero. Sono lì che mi studio le fighe che entrano da un altro ingresso laterale e si mettono schierate come prosciutti. Il Ciccio Boss si mette al lato delle inchiappettabili, non so se è un messaggio che in qualche modo dovrei cogliere. Il Boss è lì che mi fissa, Il Barone è accanto a me e sta tracannando una birra, mi osserva e poi guarda le gnocche. Le otto fighe, 4 per parte, sono lì che mi guardano, alcune sorridono altre no. Tutti aspettano una mia decisione, pendono dalle mie labbra. C’è silenzio. La tensione è palpabile. È una delle tante situazioni assurde che ti capitano in Thailandia. Alcune gnocche hanno la faccia un po’ sbattuta e di sicuro non è la sola cosa che hanno di sbattuto. Altre sono più pimpanti, sorridono fisse o c’hanno la mascella slogata, in ogni caso danno l’impressione di essere vive. Punto il dito su una delle ragazze lato culo: alta, capelli taglio corto, pelle olivastra, naso schiacciato, classica faccia Thai o Cambogiana. Vorrei prendere 2 inculabili, ma la mia attenzione viene calamitata dalla sezione chiappe chiuse. Tra le varie fighe c’è una nanetta, tutta con le curve giuste, delicata, del tipo porcellona cinesine. Ce ne sono di più belle, ma lei ha una certa luce negli occhi che non me la racconta giusta.
Fatta la scelta tutti tirano un sospiro di sollievo. Non sia mai che un cliente entri, ti fai schierare le fighe e poi dica che c’hai ripensato, di clienti così ne è piena la cantina. Si avvicina il Boss preceduto dalla sua panzona. Mi accompagna alla cassa, praticamente mi sta blindato al culo. Sgancio alla cassiera 4000 Baht per un’ora e mezza di smaialate indocinesi.
Saluto il Barone, ci diamo appuntamento per proseguire la serata di caccia, perché non è certo con queste 2 gnocche che il trombaggio della giornata finisce. L’ingresso per le sale da monta è da una porta accanto a quella del locale. Prima di salire le scale, l’occhio mi cade all’interno di una stanza. Attraverso la porta socchiusa vedo le ragazze di prima. Alcune sdraiate su delle stuoie, altre che si truccano e si sono rimesse in stand by per essere richiamate dal nuovo cliente. Entriamo nella camera della monta. È tutta rivestita di specchi, anche sul soffitto, un’altalena sopra il letto, cazzi finti su delle mensole, flaconi di lubrificanti, preservativi, altre oggetti fantasiosi. Un cazzo di televisore trasmette un film porno dove c’è una bionda che prende tre pali neri insieme, urla come se la stessero scuoiando viva. Il volume è altissimo. Dico alla nanetta di abbassarlo perché c’ho già l’emicrania. Ci presentiamo: la piccoletta thailandese si chiama Kayla l’altra che è cambogiana, Cory. Facciamo la doccia, le ragazze mi fanno un lavaggio completo: palle, buco del culo, tutto. Poi facciamo tutti e tre gargarismi con il listerin. Esco dal bagno che sono sterilizzato come un biberon. Mi sdraio sul campo di battaglia e osservo me stesso riflesso sul soffitto. Palle all’aria, due gnocche a culo nudo che fanno gattoni verso di me. C’è chi se la passa peggio. La nanetta armeggia con un vibratore lillà, ci calza un preservativo. Mette in moto l’aggeggio, poi lo punta in direzione del mio culo. Lo fa con un gesto automatico, senza nemmeno chiedermi se voglio che mi pianti quel coso nel retto. Certo non mi sono fatto 12000 chilometri, 15 ore di volo e speso 4000 baht per farmi ficcare un vibratore nel culo da una cazzo di thai. Fermo Cory
prima dell’inevitabile,
mi dice che quasi tutti si fanno sturare il culo con quel coso. Faccio di no con la testa. Dico “inizia a succhiarmelo che è meglio”. Mentre la piccoletta ci da di bocca, l’altra mi succhia mordicchia i capezzoli, mi passa la lingua sul petto. La prendo per i capelli e le infilo la lingua in bocca. La bionda in tv prende ancora cazzi a tutto spiano e non la smette di gridare. Inizio a sditalinare Kayla che produce tanto sugo che nemmeno un cesto di lumache. Poi sul mio uccello c’è un cambio bocca. È
il turno di Cory. Cory ha un pompinaggio più delicato, lecca le palle, passa la lingua sull’asta, arriva fino alla cappella e ci da colpetti decisi con la punta delle labbra. La nanetta sembra un pistone di un motore a tremila cavalli. Tutte e due quando spompinano ogni tanto sputano dentro un asciugamano. Mi piazzo la nanetta sulla faccia, è meglio stia lì. Con la sua fighetta sbarbarbatella, mi guardo allo specchio sul soffittto e sembra che mi sia cresciuto il pizzetto. Invece sono i peluzzi di Kayla morbidi come batuffoli di cotone che mi fanno il solletico. Le mordicchio la figa, lavoro sul clitoride, con le mani le titillo i capezzoli. La nanetta è quasi ground zero a tette,
però ha un culetto sodo e tondo che anche il Budda se lo menerebbe a vederlo. Questa piccola puttanella è maneggevole e leggera come un macaco. Non che mi sia mai chiavato un macaco, è chiaro. Le agguanto il culetto e affondo la lingua tra le chiappe in cerca del buchetto segreto. Ha un buon sapore devo dire, il buchetto di questa macaca. Il lavoro le piace, lo vedo dai movimenti di bacino. Poi arriva il momento delle cose serie. Kayla si disarciona dalla mia faccia, che è tutta fradicia di succhi di figa e saliva, mi calza una preserva e salta sul cazzo. Così come pompa di bocca, pompa di figa. Il suo scopo è evidente: farmi venire subito e passare il resto dei 60 minuti a parlare di politica economica nel sud-est asiatico. Mi vedo questa scimmietta che ci da dentro dibbrutto sul mio cazzo, intanto l’altra zoccolona, la faccio sedere sulla mia bocca che ormai è diventata un bidè. Lei mi si mette in piedi sopra la faccia, sembra quasi mi voglia pisciare addosso o peggio. Poi alza e si abbassa facendosi scopare dalla mia lingua che tengo tutta fuori rigida, come se fossi dal dottore. ‘Dica trentatre: Tetanateee’. Tengono un ritmo alternato deve essere una specie di danza thai del cazzo, una sbatte sulle palle, l’altra sulla faccia. Andiamo avanti così per un dieci minuti buoni, la lingua non me la sento più e l’uccello potrebbe essermi stato anche inghiottito e cagato. È tempo di prenderci una pausa e far giocare le due monelle tra loro. Dico di leccarsela a 69. Le vedo lì avvinghiate. Slurp slurp, e nooooo, non posso fare a meno di piazzare in corpo alla prima che mi capita sotto un pezzo di salame piccante. L’uccello credo di infilarlo in Cory, è che sono talmente un tutt’uno di figa, bocca, capelli e chiappe che non metterei la mano sul fuoco. L’altra mi lavora di lingua da sotto. Mi guardo allo specchio e la scena è proprio quella che mostreresti in un ipotetico filmato dei momenti salienti della tua vita da mostrare a parenti, amici e a tua moglie al pranzo del tuo matrimonio. ‘Questa è la prima comunione. Lì il giorno della mia laurea. Questo è il viaggio in Egitto con Francesca. Il cammello è quello senza la borsetta Dolce & Gabbana. Ah sì ecco che mi ricordo: questa è la volta dell’orgia con due troie thai al Devil’s Den’. Noto che il vibratore lillà è rimasto inutilizzato lì vicino sul letto. Lo prendo e ci spalmo su un po’ di gel lubrificante. Lo avvito delicatamente nel culo a Cory che non fa una piega. Su quel culo si sono visti tanti di quegli uccelli che nemmeno nel famoso film di Hitchcock intitolato “Uccelli”, appunto. Intanto in tv la solita bionda continua a succhiare cazzi, non mi stupirei se strisciasse fuori dallo schermo, lei e pure i cazzi, tipo il film The Ring. Ormai tra lamenti di Cory, Kayla, i miei grugniti, della bionda che ha più buchi di un Emmenthal e tutto lo stato del congo che se la sfondano, c’è una sinfonia orgasmica da paura. Mi è quasi venuta voglia di infilarmi il vibratore nel culo ma è sparito da qualche parte. Cory la sgancio dalla sua amichetta e la piazzo nel centro del letto. Si posiziona sulla griglia di partenza mettendosi a culo in su e un guanciale sotto la pancia. Pronti, attenti e via… e la corsa dei 5000 metri piani nel culo inizia. Kayla, per non tenerla disoccupata, me la sdraio a gambe aperte accanto a Cory tutta concentrata e sudata per l’inculata. Mentre pompo il culo a Cory, con un movimento da contorsionista, affondo la faccia tra le piccole labbra della fighetta di Kayla già tutta bella bavosa della slurpata della sua amica. Poi rispunta quel cazzo di vibratore lillà. Lo do alla piccola troietta. Lei cambia il preservativo, si mette pericolosamente dietro di me e dallo specchio vedo che ritenta di ficcarmelo in culo. Mi viene in mente che la cosa è più semplice e sicura è se lei sale sulla schiena a Kayla e mi offre la figa e culo da baciare, così evito di rimanere con la schiena piegata a L per il resto dei miei giorni o di trovarmi corpi estranei nel culo. Ricapitolando: mi ritrovo davanti il culo Cory con il mio cazzo sprofondato dentro, in groppa a Cory c’è Kayla. Le chiappette di Kayla che le allargo e ci affondo lingua e naso, agguanto i capelli lunghi e neri e cavalchiamo verso il Valhalla delle chiavate. È in questi momenti che realizzi quanto Dio sia stato crudele e ingiusto per non averti fornito in dotazione almeno due cazzi. Quando comincio a sentire l’infarto che si avvicina, e vedo che anche le ragazze sono provate, ci rilassiamo un minuto. Sopra gli asciugamani disseminati sul il letto Kayla fa notare a Cory una strisciata marrone, c’è scritto il suo sopra il suo nome. Faccio finta di nulla.
A Cory devo averle aperto così tanto il culo che sta smerdando ovunque. Scappa in bagno e rimaniamo io e Kayla la diavoletta ninfomane. Dobbiamo passare almeno un’altra mezz’ora e ci inventiamo un nuovo gioco. Guardo l’altalena, poi guardo Kayla. Un secondo dopo eccola a dondolare felicemente da una parete e l’altra della stanza. Mi metto in piedi sul letto che me la chiavo furiosamente, tenendo l’altalena stratta per le corde. Guardandomi allo specchio non so se ridere o cosa. Do un paio di colpi e poi spingo di nuovo l’altalena. La lascio andare forse anche troppo violentemente, quasi Kayla si spiaccica come un moscone contro la parete a specchio. In quel caso Ciccio Boss, diosolo sa come reagirebbe, quello specchio altro che 4000 baht. Kayla dondola per la stanza, ride sta troietta, c’ha sempre il sorriso sulle labbra, anche quando si accorge della strisciata di merda sulle lenzuola e ordina alla sua amica di andarsi a pulire il culo non lo dice incazzata ma ridendo. C’avevo visto giusto, lei, la piccola Kayla è una cazzuta Kapò nazista. Col senno di poi avrei voluto che la frustasse e castigasse a dovere Cory, insultandola pesantemente. Poi arriva il momento del gran finale. Mi sdraio e mi trovo 4 mani e due lingue che mi lavorano il pisello. Ogni tanto si guardano tra loro respirando con affanno per la fatica. Ma il lavoro lo concludono alla grande, il tappo della bottiglia di champagne sta per saltare. Parte uno schizzo abbondante sulla faccia di tutte e due, poi Cory si affretta ad aprire la sua boccuccia, succhia fino all’ultimo spermatozoo. Mi rivesto, saluto le ragazze. È circa mezzanotte, devo raggiungere il Barone perché la serata sta per cominciare. Sarà un’altra lunga nottata piena di figa e imprevisti di vario genere… la leggerete su un’altra recensione.
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