Per la seconda vola mi ritrovo a Bruxelles. Se avete letto la mia prima recensione e ancora non vi siete decisi a partire, dopo aver letto questa mia seconda sarà il vostro uccello prendere direttamente il volo. Il Conte si trova in quel di Bruxelles in compagnia del Duca. Mi chiede di raggiungerlo per un weekend di sollazzi. Penso che alla fine Bruxelles merita anche una seconda visita. Il Conte e il Duca mi vengono a prendere alla stazione. A Bruxelles non si era mai vista così tanta nobiltà riunita. È sera, fa freddo anche se è inizio maggio. Il Conte e il Duca nei due giorni precedenti hanno chiavato l’impossibile. Infatti li trovo un po’ abbattuti. L’atmosfera non è delle più brillanti. Piove, devo cagare, il mib è al ribasso. Inizialmente l’idea è che saremmo andati a cena, letto presto. Il giorno dopo gita per Lussemburgo. Al massimo una birretta per festeggiare l’arrivo del Marchese, non di più. Ci ritroviamo al Delirium café con davanti tre bicchieri d’assenzio. Dopo l’assenzio le ginocchia si fanno deboli, quindi ci sediamo e ordiniamo un paio di shot di Vodka per tirarci sù. Poi perdiamo il conti degli shot di vodka. So che il Conte e il Duca sono appassionati di architettura. Infatti mi sanno descrivere alla perfezione ogni frontone fiammingo, ogni colonna corinzia, ogni ghirigoro liberty di rue D’Areschot. Ma soprattutto mi sanno descrivere ogni vetrina e le zoccole che ci sono dietro. Rue d’Areschot per chi non lo sapesse è la via del mignottaggio. Decidiamo che al massimo una chiavatina ce la saremmo fatta, però dopo letto presto e Lussemburgo. Prendiamo il taxi e ovviamente al Conte viene in mente di chiedere al tassista se conosce qualche posto dove possiamo trovare della cioccolata.
Il Conte ovviamente non intende cioccolata fondente, ma cioccolata fottente.
Il tassista è quello giusto. È il genio della lampada. Dei tre desideri che dobbiamo esprimere il Duca si brucia il secondo e chiede dove trovare anche un po’ di bamba. Due isolati dopo il tassista scende senza nemmeno spegnere la macchina. Et voilà. Risale con una pallina incellophanata che consegna al nostro Duca per ottanta euro. Quando il tassista ci lascia a destinazione il terzo desiderio me lo scordo, perché al momento sono come in paradiso. Ovunque mi giri vedo vetrine con ragazze nere nelle pose più porche. Per la commozione mi metto subito a pisciare dietro una macchina, poi come palline lanciate a caso vedo il Duca e il Conte che rimbalzano da una vetrina all’altra anche loro increduli. Questa via dello shopping negro mi era sfuggita alla mia prima visita, e dire che si trova proprio dietro rue D’Aereschot. Il fatto che non ne abbia fiutato l’odore la volta scorsa è inspiegabile. Ma ora sono qui per rimediare. Il Duca mi si avvicina e prepara tre striscine di bamba ordinate per quanto l’alcool e l’emozione negra glielo consentano sopra un portafoglio. Tiriamo che sembriamo dei formichieri. Tutto quello che succede dopo è pura allucinazione.
Il Conte dice qualcosa su Lussemburgo o che voleva fare il chirurgo, comunque sparisce. Intanto il Duca detto "il Gran Duca" e non certo per via dell'altezza, lo vedo parlare con una nera e sparire dopo un minuto inghiottito dal buio. Io rimango solo in strada e ancora non mi sono deciso con quale manza africana iniziare la montata. Come spesso accade è lei a scegliere me. Se il Marchese non va dalla mignotta è la mignotta che va dal Marchese. Praticamente mi trovo la porta aperta e una mano nera mi trascina dentro. Un minuto dopo mi trovo sdraiato sul letto con una ragazza in guêpière nero a righe bordeaux. Questa damina d’altri tempi iniziai massaggia le palle. La luce viola rende la faccia della ragazza di un colore alieno negro. Con tutto l’alcool che ho in corpo se non fosse stato per sacra comunione di bamba sarei lì con la nera che mi canta la ninna nanna o il padre nostro o we are the world. Invece l’uccello trova in qualche modo la sua strada della sua fica. Inizio a chiavarmela in stato catatonico. Mi do anche qualche schiaffo da solo per tenermi vigile, poi lei imbarazzata mi chiede se sono ubriaco. Più per educazione. Io le rispondo se lei è nera o dipinta e la nostra conversazione finisce lì. Non ho pagato 50 euro per fare salotto. Le agguanto i capelli e poi me la rigiro sopra di me allargandole le gambe con le ginocchia. Sullo specchio di fronte c’è lei in spaccata e io sotto il suo culo e un pistone bianco che fa su e giù, una catena di montaggio vera e propria. La sua fica sembra una spremuta di fica fatta con la centrifuga di cazzo. Gocce calde m’inzuppano le palle. Voglio sperare che sia lei a sbrodolare e non stia lo sciaquettìo di chi mi ha preceduto. e strizzo un po’ i capezzoli e lei fa ahi. Ahi e il ciaf ciaf del suo culo contro il mio inguine sono la colonna sonora della chiavata e mi risveglia un po’. Alla fine le sborro con prepotenza dentro l’utero. Poi l’avrei pagata altre cinquanta euro per farmi rimanere lì qualche minuto, perché il mondo inizia a girarmi intorno. Ma lei mi mette fretta. Come spesso accade non le chiedo come si chiama o se me l’ha detto di sicuro non era un’informazione interessante. Mi ritrovo in strada di nuovo. Mando un sms al Duca. Ho assolutamente bisogno di un altro tiro di bamba.
Dove c’è il Duca c’è bamba.
Però hai voglia di pregarlo, di sicuro s'è tirato pure il cellophane. Come punto di ritrovo s’era stabilito un bar. Il bar è quello della la crème del quartiere. Un metro quadrato stipato di mignotte, magnaccia, clienti che si riprendono dal dopo chiavata. Il Conte e il Duca non pervenuti. S sono fatti già il secondo giro o qualcuno gli sta già espiantando fegato e reni. Esco dal bar seguito da due troioni che mi si contendono. In qualche modo le semino e mi rifaccio il giro delle vetrine. Sembrano tante madonne negre in preghiera. L’imbarazzo è della scelta. Nere culone, bamboline d’ebano in biancheria sexy, scimpanzé appollaiati su sgabelli che muovono la lingua esprimendosi in un linguaggio dei segni porco. Tutte per richiamare l’attenzione bussano al vetro, per cui non fai che voltarti da una parte all’altra che poi ti rincretinisci e finisci con l’uccello piantato nel culo di una qualsiasi per disperazione. È quello che mi capita a me. In vetrina c’è una gnocca che non fa che agitare il culo come se le andasse a fuoco. Lo schiaccia contro il vetro come una ventosa. Mi appoggio la faccia al vetro e ci passo la lingua. Intanto le macchine passano e di sicuro non sto dando uno spettacolo esaltante. Dall’altro lato della strada, stessa storia, una tipa tutta riccioli e tette spropositate picchietta il vetro e io faccio amabrabà cicci coccò questo uccello a chi lo do. Non ricordo nemmeno più dove m’imbuco. Un minuto dopo sono incastrato in un 69. La figa pelosa esalta tutto quell’odore tipico afro. È difficile spiegarvelo a parole. Prendete un bastoncino di cannella ficcatevelo nel culo e annusatelo, ci siete quasi vicini. Non chiedetemi come sono arrivato a scoprire questa cosa.
Ora che vi siete tolti il bastoncino dal culo potete ricominciar a leggere e rimettere il bastoncino al suo posto per la torta. Immerso in questo caleidoscopio di odori subsahariani, la ragazza inizia a palleggiarmi i coglioni con la punta della lingua. La mia cappella le finisce piantata nell’esofago perché sento un calore avvolgermi tutto il cazzo. Il mio naso è sempre immerso nel pelame caprino, ce lo struscio contro e respiro tutta quest’odore di passera che m’inebria a bestia. Le passo lingua alternando il buco del culo e figa. Poi arriva il momento di salirle in groppa. Metto la tipa a pecora in sponda del letto e inizio a pompare e sculacciare quel grosso culo bantù. Il mio telefono che non la smette di squillare. Di sicuro sono il Conte e il Duca che mi cercano, saranno anche preoccupati non vedendomi più, ma stanno rompendo i coglioni. Mentre chiavo la tipa, le passo una mano sotto la pancia e lavoro sul clitoride, l’effetto è che inizia a squirtare che sembrano le sorgenti del Nilo. Poi lei mi agguanta il culo e mi spinge contro di lei, come se volesse che oltre al cazzo dentro di lei ci finissi per intero. Sudo come un dannato negro. Mi rendo conto che non verrò almeno per le prossime tre ore. Le chiedo il culo e mi partono altre 20 euro. Il buco del culo non c’è bisogno nemmeno che ci passi un lubrificante. Ci potrei anche piantare una gamba al primo colpo. Invece ci infilo il cazzo, mi rimetto a lavorare di contrappunto sulla fica. La ragazza si rende conto di avere a che fare con montone di prima scelta, per cui pur di farmi venire inizia a dire porcate in tutte le lingue che le passano per la testa e che probabilmente le sono passate nel culo. Alla fine una sborrata liberatoria con la testa che mi cade davanti sulla schiena della mignotta. Esco in strada e raggiungo il Conte e il Duca al bar degli artisti. Saranno le cinque di mattina. In effetti per Lussemburgo si doveva partire presto.
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