premetto che non voglio insegnare nulla a nessuno, ma ho vissuto 2 anni in Australia e mi fa piacere condividere la mia esperienza.
In Australia, trovai le cose più difficili. Nonostante vi trascorsi quasi due anni, conobbi poche ragazze disposte a fare l’amore con uno straniero.
Il razzismo infondato e giustificato solo dall’onta delle origini di ogni australiano è notorio, ma credo fosse anche una questione personale: non le trovavo attraenti e a differenza delle americane, erano meno sensuali, molto più fredde e austere, esclusi i momenti in cui bevevano fino a perdere il controllo di sé stesse e la dignità.
Ebbi qualche breve avventura, con ragazze poco interessanti, ricordo solo momenti di noia e dialoghi vuoti, come vuota è la loro cultura, ossessionati da stupide regole e da una sorta di sindrome da isolamento, che tende a farli sentire speciali, superiori, xenofobi e derisori nei confronti delle altre culture, prime fra tutte quella aborigena.
A Sydney, praticavo molto sport, lavoravo e la sera, preferivo uscire da solo, non trovavo eccitanti neppure le prostitute nei bordelli legalizzati di King’s Cross.Le australiane erano molto carine, prevalevano le bionde, di media statura e abbastanza formose, ma nonostante fossero gentile ed educate, molto più delle americane o delle italiane, avevano un atteggiamento distante: la loro cortesia si fermava alle buone maniere. Non vi era ombra di malizia nel loro sguardo. Alex ed io eravamo stranieri e questo suscitava sempre un po’ di diffidenza.
A differenza di Miami Beach, vedevo moltissime coppie mano nella mano, o baciarsi la sera sul lungomare, sembravano davvero innamorati e leggevo nello sguardo delle australiane fierezza e dignità. Erano ragazze serie, alle quali non sarei riuscito a fare una proposta di matrimonio fittizio in cambio di denaro, come avrei fatto con disinvoltura negli Stati Uniti, trovando anche riscontro.
Le informazioni ottenute erano fondate: non c’era per noi altra possibilità che trovare una fidanzata e sposarla entro la scadenza del visto, cioè 90 giorni dall’entrata nel Paese. Un mese era già trascorso. Per tirarci un po’ su il morale uscimmo qualche sera, il nostro amico ci presentò a tutti i buttafuori, era un pezzo grosso nella Gold Coast e così ci facevano entrincontroverso collettivoare senza pagare ogni sera in tutti i locali. Ci presentò molte ragazze, ma non erano il genere che avrei sposato.
Quando c’era lui in sala o alla porta, ci offriva da bere in continuazione, diceva sempre che prima o poi avremmo trovato lavoro, ma lui non ce lo offrì mai e forse, visto l’ambiente, fu meglio così. Alcuni mesi dopo leggemmo sul giornale locale che lui e un suo socio erano indagati per droga e stupro di una minorenne, avvenuto nell’ufficio di una delle sue discoteche. Come tutti i posti di turismo di massa, la Gold Coast non faceva eccezioni: la droga era ovunque ed erano pochi a non farne uso.
L’alcool invece era parte della cultura australiana e veniva largamente consumato senza eccezioni. La sera le strade erano piene di gente di ogni età, tutti ubriachi, che cantavano, gridavano e ridevano divertiti. Si potevano vedere figli reggere i genitori ubriachi o viceversa, ragazzine che inciampavano e cadevano a terra, altre che vomitavano lungo le strade. Nessuno era aggressivo, si divertivano, e la polizia aveva apposite camionette dove caricava chi aveva alzato troppo il gomito e lo teneva in cella una notte.
C’era una sorta di collaborazione tra agenti e ubriachi, nessuno opponeva resistenza, faceva parte della serata. La mattina seguente sarebbero stati rilasciati. Con i guidatori in stato di ebbrezza era un’altra storia: la legge era molto severa, sia nella pubblicità attraverso i media che lungo le strade, nei fatti. Regolarmente nelle vie del centro veniva fatto ai guidatori il test con il palloncino, se venivi trovato positivo per te era finita! Come diceva lo slogan!
La multa arrivava fino a 2.500$ oltre a perdere la patente e a lavorare gratis due settimane per la comunità. In aggiunta a tutto ciò dovevi frequentare un corso teorico per alcoolisti e pagartelo. Chiunque fosse dotato di un minimo d’intelligenza, la sera se voleva ubriacarsi usciva in taxi. Le sbronze avvenivano solo nel weekend, almeno per le persone regolari e presto imparai che il miglior giorno per richiedere le carte di credito alle banche era il venerdì pomeriggio, quando le impiegate erano già con la testa al pub. Mai il lunedì, perché tutti erano di pessimo umore e con il mal di testa, bastava il mio accento per irritarli e negarmi la richiesta.
Un signore italiano ci disse «L’Australia è troppo bella» diceva, nessuno andava di fretta, le tasse che pagavi al governo erano eque, l’IVA era solo al 10% ed era stata immessa solo di recente, ma la pagavano tutti. Non vi era corruzione, tanto meno criminalità, i servizi pubblici e la sanità erano i tra i migliori del mondo e completamente gratuiti. Tecnologicamente, erano più avanti di noi almeno di vent’anni e il paese era provvisto di ogni ricchezza. Il paesaggio era incantevole così come lo erano le donne, l’importante era trovare quella giusta. Lui era stato fortunato, in un paese dove i divorzi superano il 50% e nel quale le leggi prevedono tu dia la metà dei tuoi averi dopo solo sei mesi che convivi con una ragazza, e viincontroverso collettivoceversa. Sposarsi un’australiana è come giocare alla roulette russa, ci disse un giorno. Conobbi diverse ragazze, ma non ebbi mai rapporti intimi con loro. Nonostante fossero molto belle, le trovavo banali, sciocche e non mi piaceva che bevessero così tanto.
Gli australiani sono un popolo relativamente nuovo, con una cultura pressoché inesistente. Geneticamente discendono quasi tutti dai peggiori criminali d’Inghilterra, essendo stata l’Australia nell’ottocento una colonia penale. Di questo sicuramente si vergognano, a livello di inconscio collettivo, e come reazione cercano spesso di sminuire le qualità degli altri paesi, ma il loro razzismo è infondato, mancando dello spessore storico e culturale per poter discriminare. Nonostante tutto, non perdono occasione per farlo, chiamando Wog (western oriental gentleman) tutti quelli con la pelle olivastra. Per gli australiani, l’immagine dell’emigrato era rimasta quella di chi arrivò nel dopoguerra con il biglietto della nave pagato dal loro governo, per andare a tagliare la canna da zucchero o la foresta tropicale, dove ora corrono le autostrade che portano al Nord. Come tutti gli abitanti delle isole, più ancora degli inglesi, sembravano affetti daincontroverso collettivolla “sindrome da isolamento”, la quale per conseguenza, li faceva sentire meglio di tutti gli altri popoli.
Una volta accettato questo, non mi irritavano neanche più: ascoltavo i loro monologhi sui loro vini, che decantavano quali migliori del mondo, e sugli innumerevoli vantaggi dell’essere un cittadino australiano. Praticamente gli australiani vivono per ubriacarsi...
Ovviamente questa era la Gold Coast, nelle città come Melbourne o Sydney c’erano anche persone normali, con dei valori e un’etica morale. Iniziai a capire che nel Queensland, come in tutti i posti di mare, la gente è più superficiale, legge meno libri, culturalmente è più povera e spesso vive di espedienti o di parassitismo. Investe molto sul proprio aspetto fisico, è più viziosa e sviluppa tecniche di seduzione per far presa sui turisti di passaggio. Gli abitanti dei luoghi di villeggiatura, finiscono con il diventare loro stessi parte delle attrazioni turistiche. Anche i truffatori non mancavano nell’elenco di soggetti che vivevano sulla Gold Coast, proprio come
sulle coste della Florida.
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