C'è una ragazza al confine tra Austria e Italia con il collo un po' gonfio.
Una giovane e magra donzelletta bionda con le gambe da gazzella e il doppio mento da nonno bolso, tanto per intendersi.
Oh: intendiamoci davvero!
Ha un fisico da strappare lacrime a un arso dal sole del deserto.
La vedi passare nuda, con la lingerie bianca che copre le piccole poppine e un quarto di ventre e pensi: “Vorrei tanto metterlo esattamente lì, nella pappagorgia!”.
Quindi la guardi, lasci che ti veda e che forzatamente sorrida e ti avvicini.
“Ciao bionda! Usciamo?”
Non so se sia possibile generalizzare, ma pare che le rumene abbiano lo stesso senso dell'umorismo di un inglese colto da depressione unipolare.
Però abbozza un sorriso e dice: “Andiamo!”.
Forse è più carina la sua di battute, dato il luogo, quindi andiamo bionda!, ti seguo.
L'Andiamo ci sta intorno e ci contiene. La sauna club d'oltre confine è proprio un gran bel posto per l'italiota cui la chiesa cristiana nega certe velleità.
Il principio è sempre lo stesso: paghi un ingresso da 80 euro per un paio di ciabatte inguardabili effetto 'uomo inchiavabile'; un accappatoio bianco decisamente usato; un braccialetto a forma di orologio schiacciato per la chiusura di sicurezza dell'armadietto.
Ti spogli d'ogni orpello, riponi tutto, allacci il bracciale, ti fasci nell'accappatoio, calzi le super ciabatte e entri nel paradiso terrestre.
Ed è lì, soltanto lì, esattamente in quel preciso istante... che capisci cosa intendevano con la storia della mela.
Così recita Wikipedia:
“Nel libro della Genesi nella Bibbia, il giardino dell'Eden è il luogo in cui Dio creò tutti gli esseri viventi, tra cui Adamo ed Eva, la prima coppia umana. Esso si trovava ad oriente (della Palestina), inoltre Eden potrebbe essere una parola sumera che significa "parco in pianura", in ebraico il Paradiso indicato con la locuzione Gan 'Eden ( גן עדן ), "Giardino delle Delizie" (Genesi 2,8-14).”
Ma quale Palestina... l'esatta collocazione geografica del Giardino delle Delizie è proprio qui, venendo ad oriente, dove scemano le Alpi in conca austriaca. Coordinate esatte: +46° 36' 25.62", +13° 52' 29.01"
La mela... il frutto proibito... il peccato originale... la disobbedienza dell'uomo verso Dio nel voler decidere da solo che cosa sia bene e che cosa sia male. Tutte fandonie create ad arte per nascondere l'unica verità possibile: Dio è passato di qui. In mezzo a cento donne tutte chiavabili.
Ma andiamo per ordine.
L'Andiamo ci sta intorno e ci contiene, come dicevo, e la gazzella con falcata decisa mi cinge per la vita e guida i miei istinti e le mie carni molli su per la scalinata centrale. Intanto mi accorgo che quella ragazza ha una pelle che non si descrive.
Non l'ho mica mai toccata io una pelle così!
Dovrei trasformarmi in un archeologo della grammatica, in un indagatore degli occulti mondi del sapere, in un professore massimo della sapienza, per descrivere la fluidità elastica, la delicata consistenza, la vibrante morbidezza di una pelle così vellutata.
Epidermide d'ovatta.
E in culo alla pappagorgia, io ti chiavo. In culo al perbenismo, io ti pago. In culo ai sensi di colpa, scopiamo, e che cazzo!
Ma c'è la fila.
E non servirà il Telepass in questa occasione.
Ci sediamo su un divanetto, accanto a un'altra coppia e... toh!... il mio amico, per l'appunto... con un'altra rumena d'occasione. Bionda anch'essa, carrozzata anch'essa, usato garantito, un ottimo affare.
Aspettiamo e io cerco argomenti per ingannare l'attesa: i soliti.
Di dove sei?
Chissà come lo prende in bocca.
Quanto tempo è che frequenti questo posto?
Chissà come cavalca il papero la zozza.
Sei fidanzata fuori di qui?
Ma i piedi come saranno?
Intanto la velocità degli altri avventori libera canali preferenziali e infiliamo in una camera qualunque. La gazzella con la pappagorgia mi strattona via con sé. Entriamo e mi chiede di fare una doccia. Meglio, avevo appena evacuato il pranzo, senza la possibilità di sciacquarmi a dovere. Mentre mi insapono lei esce per prendere degli asciugamani. Rientra che già sono asciutto come un bimbo in culla.
Sdraiati.
Il comando arriva e l'esecuzione è istantanea.
Come faccio a raccontarvi ora la cosa che sapete già?
Lei che me lo succhia, io che le premo tutto quel che ho in gola, lei che si impegna e poi mi gira e poi smanetta e poi si piega e poi si alza e poi giù di nuovo tuffata a pesce nel pesce e poi fascia l'arnese con la gomma rossa e cavalca e cavalca e cavalca e il cavallo monta s'imbizzarrisce nitrisce e sbuffa e sale montagne innevate e gole profonde incendiate d'inverno...
finché...
esausto...
esala l'ultimo sussulto...
e cade.
Stramazzato sul materasso liso.
Le solite cose.
Ormai abbiamo esperienza, certo, ma quella pelle...
Ora voi non ci crederete, ma ve lo giuro su tutto ciò che di più caro avete al mondo: quella pelle è un'esperienza sensoriale da provare.
Infilarlo in quel corpo, pur avendo l'otturatore fasciato dal condom, è stato come infilare in un letto caldo quando fuori è freddo. La gazzella più avvolgente e delicata di quel posto.
E a poco è valso scendere giù, bere una birra, rifocillarsi nell'ottimo ristorante self service del club, sbattere il muso contro la più bella topa mai vista, farci due chiacchiere e fingere di credere che era una modella mezza inglese, portarla su in camera, scoparla a modino, baciarle le labbra senza avere il piacere di assaggiare la sua lingua, sfilarle i decolté e mettere i piedi più belli di tutti i tempi sulle guance, mentre vengo per la seconda volta con un'altra donna.
A niente è valso lavarsi ancora, fare una sauna, bersi un caffè, farsi un dessert, due chiacchiere col mio amico.
A niente è valso uscire e tornare a casa, ricominciare il solito tran tran di sempre.
A niente lasciarsi a più di mille chilometri quel posto.
Perché la gazzella dalla pappagorgia e la pelle morbida è ancora qui tra le mie fantasie.
Cerco nell'armadio qualcosa, un vecchio guanto dimenticato, una sciarpa in kashmeer, un foulard di seta, la ciabatta bucata di mia moglie, qualcosa insomma... che ricordi anche solo vagamente il tocco vaniglia di quella ragazza.
Vorrei dedicarle un pensiero, l'ultimo e il primo della giornata, così tanto per ringraziarla ancora.
Ma non trovo niente, a parte una braciolina di maiale in frigo che per carità, tenera lo è, ma fredda come la morte... e non mi eccita per niente l'idea. Probabilmente non sono ancora pronto per un onesto rapporto necrofilo tra me stesso e un pezzo di maiale morto.
Non ho alternative. Devo tornare all'Andiamo prima o poi.
E un giorno o l'altro lo farò.
Stai in campana, quindi, rumenina bionda con la pappagorgia.
Perché non sarà detta l'ultima parola, fino a quando avrò sessanta euro in tasca e una stilla di sangue che scorre nel papero.
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