Missione della GNOCCA in Brasile (Bahia)

Cap. VII

LA MISSIONE IN BRASILE

Trascorsi il Capodanno con alcuni amici nella loro splendida casa in Valle d’Aosta, bevendo champagne e ascoltando le loro lamentele su quanto fosse costoso mantenere i vari appartamenti che possedevano. Erano con l’acqua alla gola…almeno così dicevano.

La mia risposta fu:“ Vendetene uno!”. Ci fu il silenzio e cambiai argomento.

Tutti i miei amici si lamentavano di qualcosa, solitamente dei soldi e la loro distorsione della realtà, li portava a sentirsi degli indigenti, per loro io ero il ricco che viaggiava.

Pensai a tutti quei bambini a cui avevo regalato una penna o il mio cappellino da baseball, nei villaggi del Guatemala, alla loro gioia e ai sorrisi delle loro madri, stanche e con i denti d’oro.

Era inutile cercare di trasmettere ciò che provavo e che avevo compreso nel mio viaggio, se volevo fare qualcosa di buono dovevo farlo da solo e agendo, senza fare proseliti a chi vive insoddisfatto, ingrassando nel benessere estremo.

Trascorsi un mese in Italia e poi partii alla volta del Brasile, raggiunsi un parroco che era in Missione nel Bahia da oltre sette anni e che da tempo mi pregava di andare a trovare e magari ad insegnare l’inglese ai ragazzi del posto.

La Missione si trovava a sette ore dalla costa e da Salvador, in un’area semidesertica conosciuta con il nome di Sertao e comprendeva un’area indigena di etnia Kirirì , i quali vivevano in estrema povertà e degrado, nonostante non mancasse loro il cibo.

Naturalmente le ragazze erano bellissime e fui felice quando composi le classi, rendendomi conto del fascino che esercitava la mia immagine di insegnante su di loro.

Vennero in moltissimi ad iscriversi, i corsi erano gratuiti e in breve tempo ero conosciuto da tutti e sulla bocca di tutti.

Ero “lo straniero”, l’amico del parroco, vivevo nella casa parrocchiale e molti pensavano fossi un suo parente o addirittura un seminarista…ho sempre avuto la faccia del bravo ragazzo, sono nato con la camicia.

Secondo un sondaggio locale, ogni ragazza del paesino dove mi ero trasferito, sognava di baciarmi o di diventare la mia fidanzata.

Erano ragazze pulite, pure di cuore, generose, educate e molto cattoliche, venivano al corso pomeridiano o serale di inglese per curiosità, qualcuna per imparare la lingua, ma molte solo per non stare in casa, visto che i genitori non le avrebbero lasciate uscire senza un motivo valido.

La cosa che mi commosse, quando la seppi molto tempo dopo, fu che alcune di loro, venivano al corso unicamente con la speranza, che le notassi e magari le sposassi.

Il lavoro scarseggiava, così come la voglia di cercarlo: giovani e uomini in età lavorativa, sprecavano i loro anni migliori nei bar a giocare a bigliardo o a carte e a bere birra o ubriacarsi di cachaça, un liquore sgradevole ed economico.

Qualcuno andava a tagliare la canna da zucchero, dal quale si otteneva la cachaça: stavano via dei mesi e venivano sottopagati, lavorando come schiavi tutto il giorno.

Era ingiusto, criticare il loro stile di vita senza conoscere la situazione di quell’area remota del Brasile.

Ma come in ogni società, le donne cercavano i maschi con il più alto coefficiente di sopravvivenza e io rappresentavo il benessere e la ricchezza, inoltre venivo da un Paese conosciuto per qualità positive ed ero vicino al parroco.

Cominciai ad avere qualche avventura con le ragazze locali, ci baciavamo sulle panchine, fuori dalla scuola o alla feste, ma sempre di nascosto.

Ci guardavamo a messa in chiesa nei villaggi, io di fianco all’altare con don Marco, loro vestite a festa per farsi belle, con abiti corti e sottili e scarpe alte, anche in classe mentre spiegavo leggevo sorrisi maliziosi e sguardi sognanti nei loro occhi.

Erano ragazza bellissime, giovani, con un sorriso perfetto, gli occhi a mandorla e il corpo formoso e sensuale: bianche, mulatte, nere, indigene e dato il clima, molto poco vestite.

Con don Marco, avevo molta confidenza e gli raccontavo dell’eccitazione che provavo in quei momenti, mi rispondeva che succedeva anche a lui durante la messa, proprio come a me, che cercavo di controllare le erezioni, causate da sguardi maliziosi e insistenti, poco prima del momento di alzarsi in piedi e pregare. Era umano provare ciò.

Mi sentivo vicino a Dio e immerso nell’amore che quel luogo emanava, anche l’amore carnale, nonostante gli incontri si limitassero per lo più a lunghi baci passionali; nessuna ragazza avrebbe avuto un rapporto sessuale fuori dal matrimonio e la maggior parte, conservava la verginità per quel momento.

Baciare appassionatamente quelle ragazzine, mi faceva toccare il cielo con un dito, ma avrei voluto di più e siccome non potevano offrirmelo, dopo un po’ passavo a qualcun’altra.

Era il gioco inverso, anziché essere io a correre dietro alle fanciulle, erano loro. Dovevo solo scegliere!

Molte di loro però, provavano sentimenti profondi e soffrivano quando tutto finiva, piangevano e si chiudevano in casa, mentre per me, erano state solo la passione di un momento e abituato a donne insensibili, non me ne preoccupavo, ridevo e scherzavo con loro, come se nulla fosse successo. Intanto stavo con un’altra, arroccandomi ogni notte nella casa parrocchiale.

In qualche mese, insieme al mio prestigio di ottimo insegnante, divenne nota la mia fama di donnaiolo poco serio, che nella cultura machista del luogo, accresceva ancor più le mie possibilità.

Mi divertivo, scorrazzavo in moto, con l’auto del parroco o a cavallo, da una comunità all’altra ad insegnare.

Conobbi una ragazza madre indio, aveva solo 23 anni e con lei non vi furono problemi nel fare sesso, la sua reputazione era già deteriorata, cosa che a me non importava nulla.

Era dolce e affettuosa, non mi importava del suo passato e dei pettegolezzi. Non dovevamo vederci di nascosto, anzi andavo a trovarla durante l’intervallo e all’uscita da scuola, la sera.

Con la vecchia moto che affittavo da un meccanico a pochi Real la settimana, la portavo nei campi e facevamo l’amore per terra, sull’erba sotto qualche pianta, senza curarci di ragni o serpenti, sotto le stelle la luna e tra i cavalli selvaggi, come selvaggia era lei: una Indio Kirirì pura, con la pelle nocciola e i capelli nero lucido, forti e duri come la stoppa.

Ero così felice lontano dalla civiltà, che una sera guardando il tramonto da solo, scoppiai a piangere per la gioia.

Con don Marco, giocavamo a carte ogni pomeriggio dopo pranzo, leggevamo la Bibbia, lo aiutavo nei numerosi battesimi e nelle messe e andavamo a trovare le famiglie più povere, cercando di dargli qualche forma di sostegno.

Don Marco era un prete meraviglioso, la sua vita era dedicata agli umili e anziché stare in Italia a sentire le confessioni di vecchie avide multiproprietarie, che temevano di finire all’inferno, si era adattato ad uno stile di vita molto difficile e carico di disagi, a cominciare dall’acqua, che mancava varie ore al giorno e a quelle temperature, era davvero sgradevole.

Si era privato di tutto! Ma era felice, molto più di quando l’avevo incontrato nella mia città 15 anni prima.

In quel luogo, tutto era rotto: strade, porte, finestre, mobili, piatti, tazze, letti sfondati, TV con immagini deformate, biciclette bucate, vecchie auto che non partivano, adesivi staccati e sbiaditi, insegne cadenti, vestiti bucati e scuciti, sandali logori.

Tutto era riparato alla bene meglio, perché durasse al limite del possibile.

Non c’era nulla di nuovo: muri rotti, telefoni guasti, penne che non scrivono, disordine e spazzatura ovunque, cani e gatti magri per le strade, stanchi e senza vitalità, bestiame pelle ed ossa, disservizi ovunque, disorganizzazione e corruzione nelle istituzioni.

Eppure la gioia era sul volto di quasi ogni persona, gli unici sempre accigliati erano quelli che stavano meglio economicamente, come i bottegai e gli impiegati statali.

I miei corsi proseguivano, ma pochi si applicavano ed erano molto distratti; insegnavo anche nella scuola pubblica, per trasmettere metodi nuovi agli insegnanti, i quali anziché affiancarmi, ne approfittarono per restare a casa, tanto c’ero io…

L’ambiente in cui lavoravo era deprimente, quei ragazzi avevano il mio rispetto solo per i sacrifici ai quali erano sottoposti: dopo aver lavorato nelle campagne, si facevano un’ora o due a piedi sotto il sole ancor cocente per venire a scuola.

Le aule erano piccole, calde come forni e affollatissime, oltreché piene di zanzare e insetti. In corridoio c’era un baccano infernale, porte aperte per far circolare l’aria, metà degli alunni che scorrazzavano fuori dall’aula, altri a baciarsi nelle aule vuote, i professori assenti, incapaci o disinteressati a mantenere l’ordine.

I banchi non c’erano, costavano troppo, gli alunni sedevano su sedie con scrittoio pieghevole, disposte disordinatamente per stare accanto all’amica del cuore, nessuno vicino alla cattedra, soprattutto quando c’ero io, il quale ero stato sopranominato “Hitler”, perché li feci disporre in file ordinate rivolte verso la lavagna, non li lasciavo mangiare in classe, mettere i piedi sulle sedie, dovevano chiedere il permesso prima di uscire, alzare la mano per parlare, non gridare tutti insieme e soprattutto, prestare attenzione, visto che ero lì unicamente per loro.

Ho dovuto spiegargli, l’importanza della puntualità e delle norme di educazione basilari, utili nella vita e dopo qualche rimprovero, nessuno più fiatava, tant’è che i professori delle altre classi, vennero a vedere se c’eravamo ancora.

Fu una grande soddisfazione vederli ascoltare la lezione e partecipare, inizialmente imbronciati e con atteggiamenti di sfida. La maggior parte di loro, era timida o si vergognava della propria ignoranza. Alla fine delle lezioni venni

applaudito da alcune classi, le quali sostenevano che nessuno insegnava bene come me.

Ogni pomeriggio e sera avevo lezione, passando da un’aula all’altra, la scuola era sovrappopolata e gli studenti divisi in 3 turni giornalieri, giungevano con vecchi pullman da tutti i paesi limitrofi. Le classi serali erano le più sfortunate, l’apprendimento equivaleva a zero. Avrebbero imparato di più guardando le telenovela alla TV, per chi ce l’aveva.

L’intervallo, che si svolgeva in strada, era un pretesto per non rientrare più in aula, la classe si dimezzava e nessuno se ne preoccupava, tutto ciò era inammissibile e cercai di impedirlo, rimproverando i bidelli e i professori, ma non c’era modo, era sempre stato così e con ciò, iniziai ad attirarmi le antipatie degli altri insegnanti che mi vedevano come un rompipalle. Bastava una lezione con i loro insegnanti e tornavano ad essere pigri e svogliati, nessuno dava loro compiti da fare a casa e da una lezione all’altra, si dimenticavano tutto.

A volte mi pareva tutto inutile e avevo voglia di abbandonarli nella loro miseria culturale, ma erano proprio i momenti d’amore con la fidanzatina di turno, che rendevano accettabile la mia permanenza in un posto del genere.

Una sera, andai con don Marco a celebrare una festa nell’area indigena, vedere tutti quei bambini indio, nei costumi tipici e pensare che forse avrebbero avuto un futuro migliore, mi diede la forza di continuare.

Carità significa donare qualcosa a noi caro, senza aspettarsi nulla in cambio e io stavo donando il mio tempo, ma sbagliavo a prendermela perché non volevano cambiare, chi ero io per imporre i miei valori? Erano davvero giusti e migliori dei loro? In fondo loro stavano bene anche così.

Eravamo tutti seduti sotto l’albero secolare di cajù, c’era un tramonto rosa bellissimo, una musica celestiale, guardavo la loro gioia nel vedere don Marco, anche lui era radiante di gioia. Chi non aveva ancora compreso lo spirito della Missione ero io, ero lì da troppo poco tempo e avevo peccato di presunzione. Pensai che c’era tempo per tornare alla mia solita vita, avrei continuato ad insegnare ed imparare da quelle persone.

Inoltre, avevo conosciuto una ragazza indio bellissima, di solo 18 anni con lunghe trecce nere e il viso di Poca Ontas, mi ero innamorato di lei a prima vista.

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ma che cazzo è sta roba!!!

che non hai niente di meglio da fare che mettere in prosa le tue fantasie...Bahia, Miami, Australia.

a quando i prossimi racconti?

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shapiro sei la vergogna del genere umano mi sento di darti un solo consiglio di cuore: il suicidio....mi auguro che l'admin provveda a eliminare un malato di mente come te che disonora questo sito.

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Erano i momenti d'amore con le fidanzatine di turno , che .....,,.,,,,,.. Mi sentivo vicino a Dio .......... Sei soltanto una merda , sei una vergogna per l'Italia .

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@seme hahhahaha immaginavo che da un sito fatto apposta x dei pervertiti, deboli che devono scambiarsi info x riuscire a scopare, pagando, non potessaro arrivare risposte serie ma cosi davvero non me l'apsettavo e mi fa ammazzare dal riderepensare che esistano persone cosi al mondo c=xche io non ne conosco molte...sono anche psicologo ma non prenderei casi come voi...non c'e' cura lalle deviazione...saluto ciao!

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@HermanPalomares

hahhahaha sei simpatico davvero....almeno io sono Italiano...immaginavo che da un sito fatto apposta x dei pervertiti, deboli che devono scambiarsi info x riuscire a scopare, pagando, non potessaro arrivare risposte serie, ma essere odiato non me l'apsettavo e mi fa ammazzare dal ridere pensare che esistano persone cosi malate al mondo xche io non ne conosco molte...sono anche psicologo ma non prenderei casi come te...non c'e' cura alle deviazione...ciao! posso darti un consiglio a te utile: vieni in Thailandia che le troie costano meno

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al tuo posto stipulerei una polizza sulla vita e poi mi butterei dal settimo piano per vedere che succede...

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@joepesci hhhhaaaa ho finito...mi sono divertito abbastanza....ora vado a farmi una bella chiavata, sono a Chaing Mai le ragazze piu' belle della Thailandia...

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qualcuno non scopa abbastanza o sbaglio??? tutto questo odio x un copia incolla da un mio libro...fortunatamente c'e' chi me li compra e ora vado a divertirmi visto che sono a Chaing Mai 3 mesi...ciao!!!

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@shapiro

io l'ho sempre detto che ad andare col zoppo si impara a zoppicare e infatti sei psicologo.beh,di sicuro a te non ti puo curare nessuno.fai come dice @seme,fai una bella polizza vita a nome di GT e buttati ma di testa mi raccomando.hahahaa

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@jeriba si dicono sempre cosi le persone che ne hanno piu bisogno...a proposito di polizze rispondo ad entrambi,...solo un cretino farebbe una cosa simile...e' sufficiente stipularla con massimali alti, tipo 500mila E caso morte, cosi hai 5000E x ogni punto invalidita (facilmente simulabile fino a 3-4 punti) senza franchigia ovviam costa poco piu'...poi il resto si fa da se...si guadagna bene , parola di uno che lo chiamano il Sola...fatevi furbi entrambi che ho 45 anni e vi posso inseganre non solo questo...ciao!! e ora esco a spanare culetti Thai....

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@shapiro io ho apprezzato molto e non capisco tutto questo accanimento. Ogni recensione dovrebbe essere apprezzata, che si sia favorevoli o contrari alle notizie fornite dallo scrittore,mille volte meglio chi scrive e recensisce piuttosto che i segaioli che riempiono di domande insulse e inutili verso la comunità.

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devo dire, che ha me', e' piaciuta molto, un bel racconto, scritto molto bene, e una narrazione scorrevole, devo dirti che a me, piacerebbe vivere in un posto cosi, anche se mi rendo conto, che e' difficile adattarsi ad una vita precaria, noi che siamo abituati alla civilta', diciamo civilta', ma in compenso ci sono ancora dei valori, che nella nostra civilta' si sono perse.

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anche a me e piaciuto il racconto ma nelle stesso giorno ha scritto un racconto sulla thailandia mah c'e qualcosa che non quadra ,poi magari sono frutto di fantasia ma li ho letti con piacere

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@pistola962 grazie, si in effetti sono copia incolla da diari di viaggio e da un paio di libri ch eho scritto e il 3zo che sto finendo...non hanno molta attinenza con il sito, ma un amico mi ha parlato di GT e li ho messi, magari a qualcuno serve, c'e' un po' di tutto

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@uomodimare grazie...anch'io non l'ho capito(ma credo siano 2 fortemente disturbati)

mi fa paicere vi siano anche persone che si iscrivono x scambiare esperienze di vaiggio, in effetti sono copia incolla da diari di viaggio e da un paio di libri ch eho scritto e il 3zo che sto finendo...non hanno molta attinenza con il sito, ma un amico mi ha parlato di GT e li ho messi, magari a qualcuno serve...ciao!!!

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mi fate morire :D

"a me è piaciuto molto"....."la prosa scorre bene"....."non capisco l'accanimento"....

quì nessuno sta discutendo se il Manzoni alias shapiro sia un buono o cattivo scrittore si discute sul fatto che il sito si chiama gnocca travels e non "pubblica anche tu la tua biografia" (inventata? da certi passaggi inverosimili direi proprio di si)

se no domani io posto le foto della mia prima comunione e comincio a raccontarvi che la ragazzina in alto a destra, quella mora con la treccina a fianco alla colonna bianca voleva farselo buttare al culo durante l'ora di catechismo..

così il sito diventa un bel miscuglio di inutilità e libretti autoreferenziali.

@shapiro niente contro la tua prosa o i tuoi libri ma sei nel contesto sbagliato.

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