La mia Cambogia-viaggio fuori dagli schemi nella provincia rurale alla ricerca del Paradiso perduto

La mia Cambogia-viaggio fuori dagli schemi nella provincia rurale alla ricerca del Paradiso perduto

Arrivato il 9 maggio a Phnom Penh, ultimo brandello della vecchia, putrida Indocina. Afa, polvere, casino, ma visi sorridenti, alcuni sinceri, altri meno. Per ora solo un buon massaggio in albergo con happy ending mancato per via dell'estenuante trattativa sul prezzo, che mi ha fatto passare la voglia. Comunque la prima impressione di questa mia terza visita in Cambogia è che le pro si stiano adeguando ai prezzi thai ma senza la stessa qualità di prestazioni. Nei prossimi giorni mi riprometto di esplorare il mondo semi-pro, ma non mi faccio illusioni perché lo vedo già abbastanza contaminato. Peccato, dal momento che qui tutto è a forma di gnocca, dal delta del Mekong che ricorda quello di Venere, alla calda umidità che riempie i polmoni quasi si respirasse con il viso affondato tra le cosce di una donna, alla vegetazione esagerata che ti avvolge come un enorme pube femminile. Tra non molto mi dirigo a nord lungo il Mekong: Kampong Cham, Kratie, nella speranza che la provincia contadina, sicuramente più autentica della ormai "sofisticata" capitale, sappia fornirmi qualche emozione.

14 maggio. A Kampong Cham mi viene incontro la Cambogia rurale intrisa del Mekong e dei suoi affluenti. Lontana dai caotici e accattivanti sberluccichii della Capitale, dove va a sedimentarsi quell’umanità varia alla ricerca di un sesso facile e privo di qualsiasi intrigo, questa ordinata cittadina si trova 150 km a nord-est di Phnom Penh, mollemente adagiata sulle rive del grande fiume. Esili corpi di donne-bambine dal volto bellissimo sorridono senza malizia allo straniero, perché non c’è malizia nella curiosità, né vergogna nel dimostrarla. Le incontri per strada che tengono per mano un mocciosetto di pochi anni; subito pensi a un fratellino, poi capisci che è il figlio. Degli altrettanto giovani padri non v’è traccia; si sono dileguati alle prime avvisaglie di diventarlo, e così legioni di madri-bambine sono costrette a trasformarsi troppo presto in donne. Di solito affidano il bambino alla mamma e vanno in città “a cercare fortuna”. Le ragazze che lavorano nei bar di Phnom Penh o Siem Reap hanno alle spalle tutte la stessa storia: un figlio senza padre e una famiglia senza reddito. Il ”lavoro” in città le indurisce da madri dolci, coraggiose o incoscienti in aride e avide professioniste; ma bisogna mandare soldi a casa per mantenere il bambino e in qualche modo ci si deve arrangiare.

Di questa “filiera” la mia curiosità mi ha spinto alla fonte, ai luoghi di origine della migrazione verso le grandi città delle ragazze, così da intercettarle nella loro originaria fragranza, prima che si compia la metamorfosi da leggiadre farfalle in sgraziate falene. Sotto il mio albergo quattro sgangherati centri massaggi danno da vivere a una decina di ragazze. Sono tutte giovanissime e tirano svogliatamente sera con lo sguardo perso nel vuoto in attesa di qualche sparuto cliente. Entro in uno che mi sembra un po’ meglio degli altri e dico alla più anziana (30-35 anni ma ancora molto piacente) che voglio un massaggio in camera mia: “5 dollari, 1 ora” – mi comunica con l’unica frase in inglese che, probabilmente, conosce. Le scrivo il numero della camera e salgo ad aspettare la “sorpresa”. Contavo che la mama-san volesse ben figurare con lo straniero (sono rari gli occidentali a Kampong Cham), capitato per caso nel suo negozio. Dopo pochi minuti suonano alla porta, vado ad aprire e mi trovo davanti una delle più angeliche “apsara” del pantheon induista. Ventanni? Forse meno. Confesso di avere avuto un attimo di esitazione; poi penso che in fondo la maggiore età in Cambogia per il sesso è 16 anni e la faccio entrare. Sono subito affascinato dalla sua timidezza, una riservatezza quasi virginale che le professioniste delle città bordello di quest’area del mondo hanno da tempo dismesso: “quick quick boom-boom e avanti il prossimo”. Mi piace come si chiude la porta alle spalle bloccandola con la “sicura”, promessa di un’intimità foriera di intriganti scenari. Chiede se può andare in bagno. Ovviamente sì. Sento lo scroscio della doccia e poco dopo ne esce avvolta in un telo di spugna. Mi fa cenno di spogliarmi; eseguo e mi stendo sul lettone a pancia in giù. Il massaggio cambogiano è simile a quello tradizionale tailandese, ma più improntato alla pressione che allo strofinamento e, pertanto, senza l’uso di olii antifrizione. Mi copre la zona lombare con un asciugamano e inizia il suo lavoro. Piacevole – non c’è che dire – sentirmi addosso il suo peso da scricciolo mentre mi sale con le ginocchia sui polpacci, procede a carponi sulle cosce, preme con i gomiti sul dorso, mi monta a cavalcioni sulla schiena, accompagnando il movimento delle braccia con un ritmico beccheggio del bacino che mi lascia percepire l’eccitante, lieve sporgenza dell’osso pubico. Dopo un po’ mi fa segno di girarmi; sposta l’asciugamano a coprirmi le pudenda e attacca a lavorare l’interno coscia. Ora che possiamo guardarci in faccia, ci sorridiamo; lei dice qualcosa in Khmer, che, ovviamente, non capisco; scrive sul telefonino 20 facendo cenno verso se stessa; ora ci sono: mi ha detto la sua età e vuole sapere la mia. Gliela dico e lei si lascia andare ridendo in una esclamazione di meraviglia. Poi sposta la mano a varie altezze e mi guarda interrogativa: vuole sapere se ho figli grandi o piccoli. Le rispondo alzando le dita corrispondenti al numero delle unità della mia prole. Continua a sorridere. Sempre a gesti le rivolgo anch’io la stessa domanda. Scuote il capo con un grande innocente sorriso. Nel frattempo l’asciugamano che mi copre il bacino comincia ad animarsi, come i fantasmi lenzuolati dei cartoni; lei se ne accorge e, maliziosamente, ne solleva un lembo. Altra divertita esclamazione di meraviglia. Da qui in poi la successione degli eventi mi si confonde nella memoria. Credo di essermi messo a sedere sul letto e di avere cominciato ad accarezzarla; quindi l’ho aiutata a sfilarsi la maglietta attillata, le ho slacciato il reggiseno che ha liberato una deliziosa “terza” piena color dell’ambra. I suoi pantaloncini erano tenuti un vita da un semplice nastro e via anche quelli. Le mutandine assomigliavano più a quelle di una castigata collegiale anni ’30 che agli slip di una teenager moderna. Non voleva togliersele. “E furono baci e furono carezze” e una laboriosa attività di lingua dietro le orecchie, sui capezzoli, tra le cosce, fino a lambirne gli elastici che le chiudevano all’inguine. Alla fine, docilmente, si sfilò anche quelle. Allungò la mano verso l’interruttore e la stanza piombò in un’oscurità lattiginosa, appena stemperata dalle luci della strada che filtravano attraverso le tende. E’ tipico delle giovani orientali chiudere gli occhi o fare buio attorno (che è poi la stessa cosa) davanti a qualcosa di cui potrebbero vergognarsi, e non per ragioni morali, ma per semplice pudicizia. Sempre con la lingua sono andato avanti non so per quanto a insinuarmi in ogni recesso della sua profumata gnocchetta, alternandone l’esplorazione di tutti gli anfratti a leggere percussioni sul clitoride che andavano poi a dissolversi in movimenti rotatori negli immediati dintorni. Dopo un tempo che non saprei definire lei mi ha tirato in su verso di sé accentuando, al tempo stesso, l’apertura delle cosce in un animalesco richiamo ad entrarle dentro. Mentre la penetravo con dolcezza, la sua vagina si apriva sotto la spinta del mio glande restringendosi subito dopo attorno al prepuzio, come a volerlo imprigionare dentro le sue mucose così da rendere i nostri corpi reciprocamente solidali in un tutt’uno che avrei voluto non finisse mai.

Era ormai sera tardi quando si alzò per andarsene. Non mi chiese soldi, solo se poteva prendere una stecca di cioccolato, acquistata durante un transito, che avevo lasciato sul top del minibar. Gliela porsi con un sorriso insieme a una banconota importante. Avrei voluto aggiungere che non si trattava del compenso per la prestazione, ma di una manifestazione di gratitudine per avermi regalato un’esperienza sensoriale al limite della trascendenza. Lei mi restituì il sorriso e con un frullo d’ali fu fuori dalla stanza.

Il pomeriggio del giorno dopo tornai a cercarla. Mi dissero che era andata via per una decina di giorni. Sorrisi tra me e me pensando che forse le avevo dato troppo. Ma andava bene così. Passai dal centro-massaggi accanto e chiesi di

mandarmi una ragazza. Con sorpresa conoscevano già il numero della mia camera; evidentemente la voce era girata, sperabilmente accompagnata da buone referenze. Fu un massaggio discreto ma senza implicazioni extra, cui l’operatrice non mostrò di essere particolarmente interessata. Al termine, dato il persistente “languorino”, mi dirigo verso un vicino ktv, scelgo una morettina tutto pepe e sale, pago la fee di 6 usd per un’ora e salgo in camera dove lei mi raggiunge poco dopo. Prima mezzoretta dedicata al massaggio, quindi parte la trattativa, ma sono io che faccio la musica e lei può solo seguirne il ritmo se non vuole andarsene a mani vuote. Alla fine ci accordiamo per XXX usd, yam-yam compreso. Ora, molti di voi già sanno che il sesso orale non fa parte della tradizione cambogiana, nonostante la recente dominazione francese e la profonda influenza che l’induismo, grande veicolo di cultura erotica (Kamasutra),

ha esercitato per secoli su questa regione. Tuttavia, una volta sperimentatolo su di sé, le ragazze gradiscono eccome! Infatti, dopo averla scaldata a dovere sul “bersaglio grosso”, mi attardo ad accarezzare di lingua la sua fighetta bambina e, anche in questo caso si compie il “miracolo” della liquefazione degli umori: l’inesperta puttanella allenta ogni tensione e ritegno, la sento inondarsi come il Mekong in piena mentre, gemendo, inarca il bacino e con le mani preme sulla mia nuca per affondarmi la testa sempre più giù tra le sue cosce. Lievi sussulti accompagnati da delicati spasmi e contrazioni mi comunicano tutto il suo piacere. Ci sono attimi in cui il sesso si sublima in un più alto grado di consapevolezza esistenziale; in quel momento di suprema ri-generazione per entrambi era come se la madre volesse riprodurre il processo creativo all’incontrario, facendo rientrare dentro di sé il bambino così da tornare ad essere un tutt’uno con lui. Poi mi afferra la mano destra e si infila il mio dito medio su per la vagina; la naturale forma anatomica dell’arto rivolta all’insù stimola il suo punto “G”. Si copre il volto con il cuscino per nascondere e attutire un orgasmo ormai fuori controllo, ma la cinetica del suo corpo acerbo scosso da sussulti e brividi rivela un totale e per lei inedito scatenamento dei sensi. Quando la furia accenna a placarsi la penetro dolcemente e a lungo con un movimento lento e regolare come quello di una culla a dondolo; lei mi trattiene stretto a sé e poi scoppia in un pianto dirotto.

Alla reception del mio albergo, semivuoto nell’incipiente afoso arrivo del monsone estivo, si alternano due ragazze talmente simili che non sono mai riuscito a distinguere l’una dall’altra: 1 metro e 55 per forse 40 kg, età sui 25-28. Sempre sorridenti, spiccicano quel poco di inglese che basta al loro lavoro e in un paio di occasioni mi era capitato di chiedermi che cosa mai potesse frullare nelle loro testoline aggraziate vedendo il via vai femminile per e da camera mia che si svolgeva sotto i loro occhi. Disapprovazione? Curiosità? Indifferenza? Intrigo? La risposta mi venne incontro la sera prima della partenza. Erano da poco passate le 23 e stavo controllando la mail, quando sento suonare alla porta. Sì, perché la mia “VIP suite” da 40 usd a notte disponeva di un campanello per annunciare i visitatori (visitatrici, nel caso specifico). Vado ad aprire incuriosito da chi potesse essere a quell’ora e mi trovo davanti, anche se almeno 20 cm. più in basso, il faccino sorridente della receptionist che faceva il turno quando ero rientrato da cena. “Scuse me, sir, electricity broken in my house, me very hot, can I sleep here tonight”? accennando al divano letto dell’anticamera. Attingo a tutto il mio aplomb e la faccio accomodare simulando un’espressione di accondiscendenza. Lei mi ringrazia alla loro maniera con le mani giunte all’altezza del mento e un lieve inchino con la testa. Le porgo un asciugamani e le dico che può usare il bagno, poi torno al pc a far finta di lavorare, mentre la mia fantasia volava in tutt’altre direzioni. Esce dal bagno in un pigiamino di cotone verde con disegni stilizzati di foglie di loto e di elefantini; due minuscole rotondità segnano la parte superiore della sua tenuta da notte – “forse una seconda” – penso. Le sorrido e chiedo se vuole bere qualcosa. Sorprendentemente risponde di sì.

Ha passato tutta la notte abbracciata a me, come un gattino addosso al padrone, alla ricerca di quell’intesa che, se verbalmente era problematica, a livello corporeo funzionava a meraviglia. Ci siamo presi e dati reciprocamente in tutti i modi possibili, nel rispetto dei suoi tabù culturali e tenendo conto della differenza tra le rispettive dimensioni. Ma, soprattutto, ci siamo scambiati sprazzi di infinita dolcezza.

Cari colleghi gnoccatravelers, se anche a voi capiterà di inoltrarvi oltre ai soliti posti deputati alla scopata garantita, tra le sconfinate lande del Mekong e perdervi nella provincia della vecchia, putrida Indocina, forse incontrerete dei “fiori” come è successo a me. Vi prego, coglieteli con delicatezza perché le vostre carezze potrebbero rivelarsi l’ultima cosa bella che queste ragazze avranno ricevuto prima di andare a farsi sfondare l’anima e il corpo nelle grandi città bordello che tutti conosciamo.

Non è per fare sesso che si paga una donna, ma perché, poi, sparisca senza ulteriori pretese.

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All inizio non volevo leggere.. Troppo lunga pensavo!! Ma poi e stato un vero piacere farlo. Una delle piu belle mai lette qui. Complimenti.

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Grande @spermaflex, atmosfere degne de "l'amante"… su quei fiori di loto ha più presa la lingua del crociato che la spada.

Rileggendo, "il numero delle unità della mia prole" tradisce una preparazione tecnico-scientifica…

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Grazie grazie grazie hai trasmesso emozioni che mi rendono meno solo in questo mondo ahimè a me ostile! L'umanità esiste ancora.

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Chapeau... Una delle più belle recensioni mai lette (a livello di emozioni tramesse e dovizia letteraria). Grazie

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Queste sono le recensioni che qualche anno fa mi hanno fatto innamorare di questo sito !

Ora sono sempre più rare

Complimenti

Spagna,Portogallo,Francia,Belgio,Italia,Lituania,Lettonia,Estonia,Finlandia,Danimarca,Inghilterra,Germania,Svizzera
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Appurato il fatto che il nostro collega sa scrivere e intrattenere il lettore.. Cosa non da tutti.. Ci sono sempre meno recensioni come queste perche in pochi si spingono in luoghi remoti prediligendo mete ampliamente occidentslizzate e soprattutto sputtanate...

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Recensione di tutto rispetto, anche perchè stavo giusto pensando a un viaggio "non comune" in Cambogia e questa città è interessante. Potresti consigliare il nome dell'hotel?

Da trivago ho notato che sono tutti più o meno nella stessa zona, grazie.

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@Michael84 - io alloggiavo al Daly, pulito, in ordine, discreto, ma, come posizione, è forse meglio il Mekong Hotel o il Monorom 2. Comunque, se vuoi farti un giro "out of the beaten track", una città vale l'altra, nel senso che le situazioni favorevoli esistono dappertutto, ma le devi saper individuare e cogliere con un minimo di iniziativa personale. Non avere fretta e fermati almeno 3-4 notti. Oltre a Kampong Cham puoi prendere in considerazione Kratie, Battambang, Stung Treng, Kampong Thom e ogni altra al di fuori dei circuiti turistici con popolazione tra i 70.000 e i 120.000 abitanti.

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non per essere pignolo ... ma come mai il tuo angelo si fa la "doccia e poco dopo ne esce avvolta in un telo di spugna." ...poi ti sale sul corpo per un massaggio e ... improvvisamente gli devi togliere maglietta, reggiseno, pantaloncini e mutandine ... ma non era già nuda con il telo? Quanto di reale e quanto di onirico c'è in questo bel racconto? ;-)

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@sahibe - Mi piacciono i lettori attenti e perspicaci e tu sei entrambi. Con questo racconto di un viaggio realmente effettuato tra l'8 e il 19 maggio (sono appena rientrato) a Phnom Penh e Kampot Cham ho inteso soprattutto partecipare le mie emozioni di un'esperienza umana ed esistenziale da cui mi sento enormemente arricchito. Ho cercato di "dipingere" con pennellate lievi paesaggi, situazioni, stati d'animo e fatti reali, ma sempre e comunque filtrati dalla mia sensibilità, elementi questi che, combinati tra loro, tendono a produrre un risultato "pittorico" dalle caratteristiche oscillanti tra "impressionismo" ed "espressionismo": più attenzione al colore che al disegno, negazione dell'importanza del soggetto, prevalenza della soggettività dell'autore, della luce sulla forma, fino a giungere alla sensitività metareale (giustamente hai parlato di onirismo) di Van Gogh e allo sconsolato spaesamento dell'ultimo Gauguin.

Ora, nello specifico della tua osservazione, la ragazza è uscita dal bagno vestita esattamente come ne era entrata e il "telo di spugna" con cui l'ho avvolta nella mia narrazione, interpretalo, se vuoi, in chiave di mia trasposizione onirica di due momenti successivi; quello in cui è uscita dal bagno all'inizio (vestita dei propri abiti) e quello in cui vi è rientrata prima di andarsene (avvolta, appunto, in un telo di spugna).

Grazie per il tuo puntuale intervento.

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@spermaflex grazie per la precisazione ... ogni tanto fa piacere leggere un racconto che non sia solo una successione di sigle e tariffe.

Io della Cambogia ho solo un breve ma intensissimo ricordo di Angkor Wat, uno di luoghi più incredibili che abbia mai visto e la mia dolce compagna cambogiana mi ha accompagnato in quei luoghi magici.

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Recensione fenomenale, grande @spermaflex. A quelle latitudini la sessualità sa fondersi alla spiritualità, e col tuo racconto, in me, hai reso bene questa sensazione, quasi come se immedesimassi. Questa rece deve anche essere uno stimolo, un barlume di speranza

nel credere che ci sono ancora luoghi scevri dalla sporca globalizzazione, sinonimo di attitudini standard, di conformità

a prescindere dalle latitudini in cui ci si trova. Ancora complimenti spermaflex, per me sei forse il miglior recensore su questo sito, ricordo ancora quella perla di rece sulla Giordania che purtroppo è andata perduta

La modalità offline è quello strumento magico in grado di ripristinare il benessere psicofisico e rafforzare le difese immunitarie.

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toni.t
21/05/2016 | 21:55
Varese |  36-50
Silver

@Spermaflex complimenti per il tuo viaggio anche la narrazione molto romanzesca arricchisce un

viaggio della gnocca e rende piacevole la lettura...bello bello intriga molto la Cambogia, personalmente sono ancora preso bene dalla thai quindi mi sa che per altri 4 5 anni la voglio frequentare poi si vedrà....

@laser ma invece di venire qua e criticare e rompere i marons perché non ti levi fuori dal caxxo? Mi sa che lo sfigato sei te .....ma pensa te che gente ,ma poi se pensi che siamo degli sfigati che caxxo ci leggi a fare vabbe'.....ciao trombaioli

Lei questa dolce signora sa sempre come accoglierti ed è sempre disposta a farti conoscere i suoi angeli .....piacere di averti conosciuto mia bella Thailandia ....toni.t

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bravo sempre detto io che le capitali sono sopravvalutate e le perle si trovan nelle citta piu piccole

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bellissimo scritto e bellissima esperienza! complimenti!

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@Spermaflex

Dopo una lunga frequentazione dell'America Latina, la lettura della tua recensione (mirabilmente esposta) mi ha fatto decidere: in novembre Cambogia, alla scoperta delle aree rurali. Se non disturbo vorrei fare alcune domande.

Quando dici "Ci siamo presi e dati reciprocamente in tutti i modi possibili, nel rispetto dei suoi tabù culturali", vorrei sapere quali sono i tabù culturali cambogiani in merito al sesso.

Ancora: "ci accordiamo per XXX usd, yam-yam compreso". Cosa significa yam-yam?

"mi dirigo verso un vicino ktv": cos'è un ktv?

Inoltre, come hai raggiunto Kampong Cham?

Infine una domanda sui dollari: c'è modo di cambiare in loco gli euro in dollari, oppure è meglio cambiare tutto il necessario in Italia?

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